di Angela Bellini
Per restare/tornare/diventare limpidi, ci vuole Coraggio! Che non è la tipica virtù di guerra, lo sprezzo del pericolo, il mostrarsi forti, sbeffeggiando la morte: questa definizione di coraggio, la più veicolata dal comune sentire, mi sembra un po’ narcisista, come di un coraggio che si guarda allo specchio per raddoppiarsi di volume… e invece tornerei alla etimologia, per guardare alle parole, come sono… Coraggio significa in latino avere cuore, e quindi cuore per affrontare il pericolo, per essere forti, per non abbattersi di fronte alle difficoltà che ci portano la morte nel cuore, siano esse fisiche, sociali o morali. Tutto uguale, ma senza lo specchio; tutto uguale, ma riferito a noi, al luogo della nostra limpidezza, senza confronti con gli altri. Perché, se siamo limpidi e coraggiosi, siamo i soli a saperlo davvero… rispetto agli altri uomini, perlomeno!

Che educatori saremmo senza coraggio? Se ci guardiamo intorno, è molto importante incoraggiare, aiutare chi ci è affidato a avere cuore…Ps. Il romanzo cui accenna il titolo (Il segno rosso del coraggio) è un bel racconto sul cambiamento, sempre per rimanere in tema di C: svolgimento tipicamente americano (il protagonista cambia e diventa migliore di ciò che è alla partenza, trovatemi un film americano che non preveda questo percorso!), però con una importante variazione. Il protagonista cambia, diventa coraggioso quando comincia a sentirsi parte di un gruppo, responsabile non solo per sé ma anche per gli altri… buona lettura!
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