Cristopher Paolini, autore di libri dai titoli che a volte sono veri e propri sciogli-lingua, è stato oggi nella mia scuola e in un incontro di circa un’ora ha risposto alle domande dei ragazzi, molti dei quali avevano letto – chi più chi meno – i quattro libri della sua saga fantasy. Io sono tra quelli che non hanno letto nulla.
Ad un certo punto gli ho chiesto: Cristopher, quando sei diventato scrittore?
E lui, che ha scritto il suo primo romanzo (Eragon) a 16 anni, ha raccontato che aveva finito la scuola e si annoiava da morire. Siamo nel Montana e nel Montana c’è poco da fare, soprattutto se abiti lontano da tutto e tutti. Allora si è messo a scavare una buca nel giardino. Arrivato a due metri di profondità l’ha trasformata in un tunnel. La buca assomigliava ad un qualche rifugio di un romanzo fantasy. A quel punto Cristopher si è fermato e si è chiesto perché non inventare qualcosa di simile senza spezzarsi la schiena? Così ha cominciato a scrivere a mano le prima pagine di Eragon. Aveva solo 16 anni e da quei fogli stava per uscire un libro che avrebbe incantato milioni di ragazzi appassionati di fantasy.
Il racconto di Cristopher mi ha colpito. Per due motivi.
1) Per trovare il proprio talento bisogna annoiarsi.
2) Per trovare il proprio talento bisogna scavare una buca e scoprire che non è quello il tuo talento, ma magari è la porta che immette sulla stanza che nasconde il tuo vero talento.
Lo dico per tutti quei ragazzi che spesso non sanno che farsene dei loro 16 anni. E hanno una paura terribile di annoiarsi.
ps. Alla domanda sui suoi libri di riferimento, Paolini ha esordito dicendo: tutto è cominciato con l’Iliade e l’Odissea.
Non avevo dubbi.
Alessandro D’Avenia
qui il post originale il-talento-e-nascosto-in-una-buca-di-due-metri
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