Prosegue a Trevi il Convegno nazionale dei Presidenti e Assistenti diocesani unitari di Azione Cattolica. Al centro della seconda giornata di lavori, la relazione del card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, dal titolo: La pace, via alla santità nel quotidiano. «Nel mondo pluri-culturale e pluri-religioso nel quale viviamo le nostre identità non possono basarsi su delle contrapposizioni, ma sull’apertura e sulla conoscenza dell’identità degli altri. All’odio dobbiamo rispondere con la compassione. Gli educatori e i predicatori devono aiutare giovani e adulti a costruire ponti, e non a erigere muri»: questo l’invito del card. Tauran rivolto ai numerosi responsabili e assistenti di Ac presenti. «Vogliamo davvero la pace? Vogliamo essere santi?», ha chiesto il Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. «Se rispondiamo in modo affermativo, allora dobbiamo necessariamente cambiare qualcosa nella nostra vita: compiere gesti di attenzione e riconciliazione, di solidarietà nelle nostre famiglie, nella comunità cristiana, nelle associazioni di cui facciamo parte». Per poi sottolineare come, «Spesso l’aggressività e la violenza di certe persone non sono altro che un grido: il grido di chi non è riconosciuto e si sente inutile. Impariamo una cosa molto semplice: impariamo a guardare con bontà chi ci sta intorno, ad ascoltare più che a parlare, a far crescere più che a correggere».
Il card. Jean-Louis Tauran ha ricordato a tutti la necessità di «confidare nell’uomo» perché «sappiamo che Dio gli ha dato un’intelligenza e un cuore e col suo aiuto può, anzi dev’essere protagonista di un mondo migliore». Perciò la Chiesa ricorda a tutti noi che: «L’umanità è una famiglia (…) abbiamo una comune origine (siamo creature) e abbiamo una comune finalità (l’incontro con Dio) ». «Mettiamo a disposizione di tutti la nostra esperienza», suggerisce il card Tauran. «Cioè siamo abituati nelle nostre assemblee liturgiche o nelle nostre attività apostoliche a vivere le diversità nell’unità. Questo savoir faire può essere di aiuto per superar pregiudizi e rancori nel campo economico culturale e sociale, e scoprire la parte migliore dell’altro». E ancora: «Non c’è pace senza giustizia. Un credente non può essere indifferente di fronte all’uomo che soffre o è vittima di uno che è più forte di lui. Si parla del “diritto d’ingerenza umanitaria”, cioè non abbiamo diritto all’indifferenza. Analogamente, c’è anche il dovere della salvaguardia delle risorse naturali per l’oggi e per le generazioni future». Infine, il ruolo delle famiglie e della scuola: «L’educazione alla pace comincia nella famiglia e nella scuola, dove fin da bambini s’impara a guardare con benevolenza i compagni e i membri della famiglia, a condividere i beni materiali, culturali e spirituali, ad accogliere chi passa davanti alla porta di casa. Quest’educazione alla pace è la migliore strategia per assicurare la tranquillità e l’armonia del domani».
Qui il testo completo della relazione del card. Tauran Relazione card. Tauran Trevi
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