Una presentazione e un testo sul tema della festa cristiana nel suo rapporto con la dimensione del tempo libero
Eclissi della festa e tempo del Signore
E la preghiera di don Tonino Bello
Tra i valori più grandi che oggi dobbiamo difendere strenuamente, perché non veniamo travolti dello sconvolgente consumismo, c’è la domenica.
La domenica agonizza come spazio della festa. Come luogo del riposo interiore. Come momento gioioso dell’incontro gratuito con gli amici. Come circostanza spirituale che facilita il dialogo, la analisi approfondita di noi stessi, la gratitudine. Come esperienza di amabilità, di partecipazione, di letizia diffusa, di reciproca accoglienza.
Oggi si corre troppo. La domenica è banalizzata in queste fughe senza senso. E non si percepisce come «primo giorno della settimana» :Lc 24,1), capace di innervare cioè gli altri giorni con un salto di qualità, viene percepita come week end, come fine della settimana, come momento in cui si bruciano, con superficialità ed evasioni, le ansie e le preoccupazioni accumulate nei giorni che precedono. (Tonino Bello). Si corre “fuori porta”; si cerca affannosamente il luogo in campagna dove si possa “respirare” aria buona. A tutti i costi… ci si deve distrarre. Ma poi, al rientro, le lunghe e stressanti code, azzerano il beneficio raccolto (si fa per dire) tra il verde o la distrazione degli amici. Il senso sacrale della domenica sfuma nella superficialità ed esteriorità di cose inutili e a volte dannose. Le “stragi e i disastri stradali” del sabato e domenica sera completano il quadro della dissacrazione di questo giorno. Se ritornassimo indietro, quando c’era meno fuori, ma di più dentro, forse capiremmo di più il valore del tempo e se ne avvantaggerebbero i giorni degli uomini.
La domenica ritornerebbe al suo significato profondo.
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