Figli o tiranni?


Per comprendere quali sviluppi psichici stanno alla base dei problemi dei bambini, si deve per forza gettare uno sguardo sul mondo degli adulti che li influenzano in modo più profondo“. Per questo nel suo libro Figli o tiranni (ed TEA, pp 176, € 9,00) il neuropsichiatra infantile Michael Winterhoff parte proprio dal nuovo tipo di rapporto che i genitori di oggi tendono a instaurare coi propri figli per spiegare i principali disturbi nello sviluppo psichico dei bambini e degli adolescenti.

Da una parte, quindi, gli adulti, a loro volta vittime di una società che schiaccia, che isola, che non lascia spazio alla libera realizzazione, che impone ritmi ed esigenze innaturali. Dall’altra i figli sempre più protagonisti di episodi in cui a farla da padrone sono tutti quei comportamenti che tanto sconvolgono genitori, nonni, insegnati, educatori e adulti in generale come aggressività, atteggiamento dispotico e/o prevaricatore, eccessiva e ingiustificata stanchezza (i problemi motori dei bambini, oggi, dipendono dallo scarsissimo movimento che sono stimolati a fare), calo generale del rendimento e delle capacità dfi apprendimento, disturbi dell’attenzione. Sullo sfondo una società che invece di invertire la rotta si è adeguata progressivamente alla sempre maggior diffusione di tutta una serie di disturbi nel normale sviluppo psichico dei bambini.

Prima di tutto Winterhoff osserva che oggi i figli vengono troppo spesso posti sullo stesso piano dei genitori. Ed è proprio la parità tra bambini e adulti il primo dei tre disturbi relazionali figli-genitori che provoca problemi al normale sviluppo psichico dei piccoli. Un tempo l’educazione tradizionale, rigettata dai sessantottini perché troppo autoritaria, era in realtà molto più sana perché in qualche modo preservava i figli stabilendo confini precisi e netti, e tenendo i bambini lontani da discussioni e problemi che riguardavano solo gli adulti. Ora il progressivo abbattimento di quel confine ha fatto crollare anche quella struttura forte che permetteva ai bambini di avere regole e punti fermi, li abituava alla tolleranza della frustrazione, li educava ai doveri e all’impossibilità di un continuo soddisfacimento dei propri piaceri. I bambini non possono e non devono partecipare alle decisioni degli adulti, neanche a quelel che li riguardano e mai pensare di dare loro quella autonomia che in realtà non sono in grandi di comprendere e quindi gestire.

Il secondo dei disturbi realzionali figli-genitori è quello della proiezione che porta il bambino a essere metro della realizzazione dei genitori come anche a essere la fonte dell’amore di cui genitori-nonno-educatori hanno bisogno. In questi casi è l’adulto a essere psicologicamente dipendente dal bambino e definisce la sua coscienza di sé in base al comportamento del figlio. Senza dimenticare che i genitori sono spesso e volentieri sotto gli attacchi delle pressioni del mondo esterno e famigliare (i nonni, gli zii) che a loro volta spingono il comportamento in una direzione piuttosto che l’altra proprio perché a loro volta vittime di una proiezione sbagliata sui piccoli.

In ultima istanza c’è la simbiosi: è quando i genitori fondono la loro psiche con quella dei figli. A parte i primi mesi in cui la madre vive naturalmente un rapporto simbiotico col bambino, a partire dal decimo mese si deve iniziare a delegare al figlio crescenti funzioni psichiche affinché si verifichi un progressivo e sano sviluppo. Ma se questo distacco non avviene il bambino finisce per essere percepito come una parte di sé, del prorpio corpo (questo da entrambe i genitori) e non più come un individuo a se stante, alle cui azioni si reagisce in maniera inconsapevole. Di conseguenza il bambino non impara che le persone, a differenza degli oggetti, non si possono indirizzare a proprio piacimento ma agiscono in maniera autonoma. I genitori non riescono a essere distaccati e cadono vittime dei comportamenti dei figli che a loro volta imparano a vedere gli altri, gli adulti, come oggetti sui quali hanno potere, e quando il bambino non si comporta come vorrebbero arrivano anche a sgridarli alzando la voce, sbraitando, o addirittura picchiandoli.

Non è un caso, d’altra parte, che proprio in questi ultimi anni si registri una crescente violenza fisica (oltreché psicologica) contro i bambini: causa ne è proprio una relazione simbiotica coi genitori, l’ultimo stadio di un rapporto sbagliato dopo la relazione paritaria e quella proiettiva. Come si risolve tutto questo? Tornando a considerare i bambini come tali perché i bambini non nascono mostri o tiranni ma lo diventano a causa dell’erroneo comportamento degli adulti, genitori, educatori, nonni, parenti e terapeuti.

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