L’ospedale di Ceccano ha il migliore apparecchio di diagnostica per immagini della Regione Lazio: per favore, fate ruotare tutto attorno a questo strumento. Sembrerebbe così semplice: nel piano di sistemazione della sanità regionale, adottato dalla presidente Polverini, in ottemperanza alle politiche del rientro di bilancio, dopo decenni di sprechi incontrollati, l’ospedale di Ceccano cessa di essere un nosocomio per malati acuti. Ma l’ospedale è lì: ci si aspetterebbe quindi che la politica, chiamata a programmare le esigenze del territorio, in rapporto alle risorse disponibili, individui subito un’alternativa, evidentissima, alla chiusura. In provincia di Frosinone, le attese per avere una diagnosi per tac sono di mesi, in molti sono costretti a rivolgersi a strutture private a pagamento: perché, allora, non far diventare Ceccano il centro della diagnostica per immagini della Asl, riservando i macchinari dell’ospedale di Frosinone alle esigenze interne del nosocomio? Troppo semplice?
Eppure in tal modo si eviterebbe il doppio spreco di aver investito miliardi su un ospedale che ora viene chiuso, di aver acquistato un strumento d’avanguardia per la diagnostica per immagini che ora dovrebbe essere spostato ( a caro prezzo) con il rischio (probabile) che non funzioni come dovrebbe. Troppo semplice?
Meglio un centro d’avanguardia per la diagnostica per immagini o un piccolo ospedale senza alcun servizio d’emergenza? Fra l’altro il centro di diagnostica potrebbe consentire anche l’utilizzo delle due sale operatorie per le biopsie e per tutte gli altri servizi di diagnostica. La stessa via è stata percorsa a Valmontone, dove probabilmente la politica non perde tempo ad insultarsi, ma agisce.
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