E’ definitivo: nel piano regionale per la sanità che la Giunta Polverini si appresta a varare si dice espressamente che “nell’ospedale di Ceccano sono soppressi i posti letto per acuti”. E’ l’inevitabile conclusione di una storia che, soprattutto durante la campagna elettorale, aveva raggiunto i toni della farsa: tutti, anche coloro che ora governano alla Regione Lazio, avevano assicurato i Ceccanesi che l’ospedale sarebbe rimasto non si sa in quale maniera. Ora la decisione defimitiva, che era nell’aria da anni. L’apertura del nuovo ospedale di Frosinone è stato l’elemento decisivo. Non sono servite le fiaccolate, i manifesti, gli accordi più volte sottoscritti e considerati invece niente altro che carta straccia. Tutti possono naturalmente comprendere le ragioni che portano alla chiusura di un ospedale nel momento in cui ne viene aperto un altro, più grande ed attrezzato, a meno di 10 km di distanza, ma i cittadini di Ceccano si sentono ancora una volta trattati come dei deficienti, dei sudditi cui si raccontano panzane, per carpirne il consenso elettorale. Sarebbe bastato spiegare chiaramente la situazione in campagna elettorale, dire che non è possibile avere un pronto soccorso che non ha le strutture necessarie per salvare la vita alle persone che vi accedono, che non si possono, oggi, utilizzare sale operatorie, senza che ci sia un dipartimento per le emergenze. E’ quanto da anni in molti dicono e che invece i politici dei più diversi schieramenti contraddicono. Quale è più, ormai, la loro credibilità? Rimane l’amarezza dei milioni di euro spesi nella struttura del S. Maria della Pietà, quando già risultava chiaro a tutti che ospedali della dimensione di Ceccano non rebbero avuto più senso. Naturalmente, nessuno si assumerà la responsabilità di questa ulteriore debacle della politica fabraterna.
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