Acquedotto romano nell’abbandono


CECCANO _ E’ quasi sepolto dalla boscaglia: in Francia ci avrebbero costruito un museo attorno, a Ceccano rischia di scomparire definitivamente. E’ l’acquedotto romano di Callami, i cui resti emergono a pochi metri dalla nuova strada recentemente inaugurata dal Comune e dall’Asi. Non sarebbe costato niente ripulire l’area in cui ci sono le emergenze archeologiche e magari illuminarle con un faro e mettere qualche panchina per valorizzare i resti dell’acquedotto. Niente di tutto questo: Ceccano vive in questi anni la contraddizione fortissima fra i suoi beni culturali recentemente riscoperti e la mancanza di capacità della classe politica ed amministrativa di valorizzare tali beni, come nuova risorsa anche economica per la città . Così la grande villa imperiale di Cardegna è sotto il calpestio dei bufali, gli altri siti archeologici scoperti dalla superveloce sono totalmente ignorati da palazzo Antonelli; il mosaico della sala consiliare è ancora senza restauro e nessuno lo nota lì per terra, senza luce; le lapidi con le iscrizioni sono buttate lì senza alcun cartello esplicativo, i resti della mura medievali rischiano di scomparire definitivamente come è stata butta irrimediabilmente la pavimentazione in pietra serena per sostituirla con il porfido cinese. Insomma una serie di attentati alla cultura della città che non trova forze capaci di valorizzare un patrimonio che non ha niente da invidiare ad altri centri che invece sono famosi proprio per l’archeologia e le antichità in genere. Basterebbe pensare agli oltre 30 mila reperti della villa imperiale di Cardegna e da anni ormai nei cassoni di Palazzo Antonelli, sempre che siano scampati ai “tombaroli” professionisti o dilettanti che siano. L’acquedotto di via Callami può essere ancora salvato: avanti sindaco Ciotoli, lo faccia.

6 risposte a "Acquedotto romano nell’abbandono"

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  1. Salve Professore…ti dirò di più!
    Sul nuovo Piano Provinciale, che tra l’altro ho a casa, alla parte relativa ai beni culturali e paesaggistici, per Ceccano vengono menzionate solo alcune chiese (tra cui mancano anche San Nicola e San Giovanni!!!) e l’ex saponificio Annunziata!!
    Manca ogni riferimento al castello dei conti, a castel Sindici, alle altre chiese, agli scavi della “villa romana”, all’acquedotto qui sopra indicato….manca tutto!
    Questo è solo uno dei tanti indicatori della nostra decadenza, mentre altre cittadine però, tengono a precisare di avere “questo e quello”, anche le minime stupidaggini (perchè alcune sono davvero stupidaggini mascherate da opere d’arte)!

  2. Salve Professore, leggo ora queste notizie che mi lasciano davvero allibito.
    Non è una novità che chi sta in alto abbia poco interesse alla preservazione di beni culturali (se non quando possono essere utilizzati come modo per racimolare qualche voto con l’avvicinarsi delle elezioni). Il vero problema tuttavia è la scarsa consapevolezza di tutti i Ceccanesi del grande tesoro che hanno proprio sotto i piedi. Io compreso, che studio Archeologia, ho saputo di questi resti archeologici per vie traverse quando invece dovrebbero essere valorizzati e usati per arricchire la cultura e la stima verso una terra sottovalutata come la Ciociaria.

  3. Salve

    mi permetto di scrivere due righe soltanto per chiedere a chi ne sa più di me una precisazione di carattere storico.

    Da ciò che sapevo l’acquedotto situato in zona “Callami” o “Case d’Ercole” non è assolutamente di epoca romana. Dovrebbe risalire alla fine del diciannovesimo secolo ed eral’acquedotto che portava l’acqua alla villa del marchese Filippo Berardi.

    In ogni caso meriterebbe di essere tutelato come tante altre risorse del nostro territorio, ma far passare una cosa del genere nella testa dei nostri amministratori è come far passare non un cammello, ma una mandria di bufali in una cruna di una ago.

    Invito chi ha notizie più precise delle mie riguardo l’origine dell’acquedotto a fare chiarezza a riguardo.

    Grazie

    Petrus Boonekamp

  4. Be’ anch’io sarei curioso di saperne di più. Confesso di aver scritto sulla base diq uello che ho sempre saputo, ma posso essermi sbagliato. Attendiamo lumi
    Pietro Alviti

  5. Forse fra cinquecento anni qualcuno andrà a visitare i palazzoni costruiti tutti uguali in ogni regione? Non credo. Mi sono reso conto fino in fondo di quanto fosse bello il mio piccolo paese solo quando il terremoto l’ha distrutto. Troppo tardi per San Felice e troppo tardi per l’Italia.

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