Dal 31 marzo entra nella fase decisiva il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 (Fse), uno dei pilastri del Pnrr per la digitalizzazione della sanità, con l’obiettivo della piena operatività entro giugno. Tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, dovranno adeguarsi a standard comuni e caricare i referti entro cinque giorni, mentre i medici di base saranno tenuti a compilare il “profilo sanitario sintetico”, consultabile anche in emergenza. Nonostante gli investimenti (610 milioni di euro), il sistema sconta ritardi e forti divari regionali: meno della metà degli italiani ha dato il consenso alla consultazione e solo il 27% utilizza effettivamente il fascicolo. Il Fse raccoglie in formato digitale la storia clinica del cittadino, integrando dati e documenti sanitari provenienti da diverse strutture. Per i pazienti rappresenta un archivio sempre aggiornato, utile per evitare esami duplicati, ridurre costi e migliorare la continuità delle cure; per i medici consente diagnosi più rapide ed efficaci, grazie all’accesso immediato alle informazioni. Il nuovo modello estende gli obblighi anche alle strutture private e ai professionisti, che dovranno produrre documenti standardizzati e firmati digitalmente. Restano però criticità legate alla scarsa interoperabilità tra sistemi e alla disomogeneità territoriale, sia nei documenti disponibili sia nei servizi offerti.
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