Mio padre leggeva il Messaggero e il Corriere dello Sport, attorno a me i miei parenti leggevano Il Tempo: appena adolescente, scoprii Il Corriere della sera, che diventò il vessillo della mia autonomia. Non che non mi piacessero il Messaggero o il Tempo, per i quali avrei anche scritto negli anni successivi, ma vidi in quel giornale milanese, con la testata meno urlata degli altri (vuol dire meno evidenziata, nel linguaggio delle tipografie) una possibilità di essere libero, di avere un’altra fonte di informazione, che non fosse quella che circolava dentro casa, o tra i tanti parenti che militavano in diversi partiti politici. E così scelsi il Corrierone, come lo chiamavano i suoi denigratori, o il Corriere, come lo definivano affettuosamente i lettori. E’ stato ed è ancora, per me, testimone autorevole di ciò che accade in Italia e nel mondo: quando lo cominciai a leggere, lo dirigeva niente di meno che Giovanni Spadolini. Auguri al mio Corriere!

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