Lo si apprende dall’ultimo rapporto “I quaderni dell’antiriciclaggio” curato dalla Banca d’Italia, in cui risulta che nel 2025, in provincia di Frosinone, sono state registrate 868 operazioni sospette, equamente distribuite tra primo (429) e secondo semestre (439). Roma, a parte, nel resto del Lazio si contano 1.128 segnalazioni di operazioni sospette a Latina, 399 a Viterbo e 143 a Rieti. La cosa singolare è che si contano più segnalazioni di operazioni sospette a Frosinone che ad Ancona, Mantova, Trieste, La Spezia, Pescara, Catanzaro, Alessandria, Siracusa o Agrigento. Le cosiddette SOS, segnalazione di operazione sospetta, sono un obbligo antiriciclaggio che la banca adempie inviando un report telematico alla UIF (UIF – Banca d’Italia), quando sussistono indizi di riciclaggio, finanziamento del terrorismo o attività illecite, spesso basato su importi ingiustificati, frazionamenti o incoerenze col profilo del cliente. La tendenza a Frosinone è in forte crescita: nel 2021 le segnalazioni del sistema bancario all’autorità giudiziaria, erano state 613, poi salite a 731 nel 2022, fino alle 868 del 2025, con un aumento nell’ultimo anno dell’11,56%. Il numero delle segnalazioni costituisce un ulteriore allarme per le istituzioni sulla presenza della criminalità organizzata nel nostro territorio.

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