Una lingua non è soltanto un sistema di comunicazione ma è l’espressione profonda del modo di vivere di un popolo, una delle caratteristiche essenziali della sua identità. Per questo la recente Giornata del dialetto, organizzata dalla Pro loco a Ceccano il 17 gennaio, ha suscitato tanto interesse tra i lettori. Il dialetto, infatti, è lingua madre per tanti di noi che abbiamo vissuto la nostra infanzia come bilingui, tra la naturale espressione dialettale e l’italiano imparato a scuola e poi dalla televisione. Il dialetto ceccanese, come la stragrande maggioranza degli altri dialetti, non ha però una fonetica condivisa, non ha, in altre parole, un sistema di scrittura che possa consentire una lettura univoca di un testo. Accade perché manca una vera e propria letteratura. Questo comporta il fatto che se non c’è l’espressione orale, ogni tentativo di scrittura genera equivoci. Perciò è indispensabile ed urgente registrare le voci del dialetto prima che si perdano definitivamente, con la scomparsa delle persone più anziane. Oggi ci sono tecnologie in grado di far questo a costi abbastanza ridotti. Salvare il dialetto e i suoi suoni è una sfida per tutti.

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