La gazzosa di Ceccano alla Madonnella


di Maurizio Cerroni

La “gazzosa” ceccanese!
Negli anni ’80 abitavo in via Principe Umberto, vicino alla Piazza Madonnella di Ceccano. In quel periodo era diffusa una sana abitudine: le persone si riunivano per scambiarsi opinioni e racconti. Nel pomeriggio si formava un cerchio di persone sedute sui gradini che salivano verso Pietra Liscia. Fu in quel luogo che, per la prima volta, sentii parlare di una attività commerciale legata alla produzione della “gazzosa”, una bevanda gustosa e molto apprezzata. I ricordi correvano tra cantine, osterie e bar, quando prima o dopo una partita a carte si ordinava: “Tre quarti di vino e ‘na gazzosa.”.

La moviola dei ricordi: le bevande dimenticate del tempo di Carosello
Tra le bevande analcoliche più diffuse c’erano acqua brillante, acqua e menta, cedrata Tassoni, chinotto Neri, ginger, limonata, lemonsoda, orzata, spuma, tamarindo, oltre naturalmente alla birra Peroni e alla Moretti. Ma la regina delle acque gassate fu la gassosa, definita lo “champagne dei poveri”. Possiamo considerarla la capostipite di tutte le bibite moderne.

Alcuni riferimenti storici.

Nel 1770 il francese Gabriel François Venel produsse per la prima volta acqua frizzante. Il 24 agosto 1833, la Gazzetta Piemontese riportò la notizia che Francesco Botto aveva inventato una gazzosa che non “sgasava”, grazie a un macchinario che immetteva artificialmente l’aria nell’acqua. Negli anni ’30, per produrre la gassosa si utilizzavano macchinari come il saturatore, che immetteva anidride carbonica nelle bottiglie, strumenti tipici dei piccoli laboratori artigianali dell’epoca. Una statistica del Ministero delle Finanze, datata 1° luglio 1901, riporta che nella provincia di Roma erano attive 12 fabbriche di birra e 38 fabbriche di acque gassose.

Particolarmente interessante è la storia del chinotto Neri, prodotto nello storico quartiere romano del Quadraro. La ricetta, dal caratteristico colore nero, si affermò sul mercato dal 1949, resistendo per anni alla concorrenza della Coca-Cola. Con le Olimpiadi del 1960, però, Coca-Cola conquistò definitivamente il mercato italiano. Spesso le attività produttive nascevano come fabbriche di ghiaccio, per poi ampliare la produzione alle bibite. La gassosa, la più antica bibita gassata, variava nelle ricette a seconda di regioni e territori, arricchita con aromi ed erbe.

Le bottiglie della gassosa. Negli anni ’60 in Italia il vuoto a rendere era la norma per tutte le bottiglie di vetro. La più celebre fu la bottiglia “Codd-neck”, brevettata nel 1872 dall’inglese Hiram Codd, caratterizzata da un restringimento che tratteneva una biglia di vetro come tappo. Successivamente furono introdotti sistemi più pratici, come il tappo meccanico a leveraggio (1875), e il tappo a corona, ancora oggi diffusissimo (brevettato nel 1892).

La tradizione della gassosa in Ciociaria
In Ciociaria l’attività di produzione di acque gassate ebbe grande diffusione: La ditta Marinelli a Ferentino, La gassosa Vannucci (Ceprano, anni ’70, lungo la statale del Liri, verso Isoletta, ndr), la ditta Mazzoleni a Veroli, la gassosa Conte di Sora. Su una vecchia etichetta si legge: “Premiata Fabbrica di Acque Gassose di Spaziani Luigi – Frosinone Macchinario moderno – Specialità in gassose allo zabaione.”

La gazzosa ceccanese
Torniamo ora ai ricordi di piazza Madonnella (incrocio con via Principe Umberto, Pietra Liscia e il Rifugio). Spinto dai racconti orali, ho voluto approfondire la storia della produzione di gassosa a Ceccano. Angelino Loffredi ricorda i carri trainati dai cavalli che portavano la gassosa al bar di palazzo Marella in via Madonna della Pace. Dopo lunghe ricerche, ho scritto all’avvocato Riccardi Leone (già dirigente INPS e poi giudice di pace) chiedendo conferme sulla presunta attività. La risposta è arrivata dopo qualche giorno tramite la dottoressa Simona Riccardi: “Papà mi ha detto che erano loro (la famiglia Riccardi: il padre Camillo e i figli Leone e Cataldo) ad avere la fabbrica di gassosa nella zona di Piazzetta Madonnella. Rifornivano i bar, tra cui il bar Marella. Papà ricorda quando faceva le consegne con il carretto!” L’attività era situata dove oggi si trova il palazzo all’angolo dell’inizio di via Pietra Liscia, accanto alla fontana pubblica, negli stessi locali dove attualmente si vendono articoli ortopedici.

La famiglia Riccardi.

L’attività nacque negli anni ’30 con Leone Riccardi, appassionato di musica. Fu poi portata avanti dal figlio Camillo Gino Riccardi, detto Ginetto, autodidatta, grande lettore e appassionato di chimica. Nel laboratorio di Piazza Madonnella, oltre alla gassosa, si effettuava anche la mescita di vini. La gassosa ceccanese veniva distribuita in molte cantine e osterie e, talvolta, venduta anche nelle fiere fuori provincia. Un’altra testimonianza arriva dal mio collega Augusto Mattone, nato e cresciuto proprio nella piazzetta della Madonnella. Ricorda bene il laboratorio di Gigetto Riccardi, con due macchine saturatrici per la gassificazione e l’imbottigliamento. Racconta anche che, ogni tanto, assaggiava la deliziosa bibita direttamente lì, vicino alla fontana. L’attività cessò nella metà degli anni ’50. Per qualche tempo proseguì nei locali di via Di Vico, zona Giardinetti.

Memoria, identità e futuro
Questa storia merita attenzione e ulteriori approfondimenti. Sicuramente esistono ancora foto, bottiglie, tappi, etichette e altri oggetti sparsi nel territorio. A volte una notizia caduta nell’oblio può tornare a vivere: aiuta a ricostruire la nostra memoria collettiva, fatta di antiche attività umane, artistiche e artigianali. Conoscere quando e quanto è stato fatto ci aiuta a capire meglio il futuro. Come scriveva Ernesto De Martino: “Le radici sono un insieme dinamico di tradizioni, memoria e legami con un luogo che forniscono all’individuo un senso di identità”.


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