di Vincenzo Angeletti Latini
Giorni fa ho ricevuto una inaspettata telefonata dallo scrittore Dan Brown. Stupito e sorpreso ho immediatamente pensato a un regolamento dei conti (non de Ceccano) in sospeso, per una contestazione, avvenuta a Ceccano su un suo libro. Il tono pacato della voce mi ha subito tranquillizzato. Con il mio traballante inglese ho invece capito il motivo della telefonata; avere notizie su voci circolanti di una «presenza Templare a custodia dell’antica Chiesa di San Nicola» che porterebbero «Sulle Tracce del Santo Graal» e in particolare sulla «magnifica Acquasantiera ottagonale recante simbologie, scolpite sui lati». Ho ricordato, inizialmente, di aver scritto tempo fa un articolo nel quale chiarivo, con probanti elementi, essere graffiti dei carcerati “ospitati” nel riadattato, fin dal XVI sec., antico maniero. Brown mi ha risposto di averlo letto e condiviso, motivo questo della telefonata proprio a me. Dopo aver ricordato frequenti “scoperte” di vari simboli, di presunta derivazione templare, che farebbero di Ceccano «Un centro sapienziale», ho segnalato anche la formazione rocciosa del «” Vichingo” » commentata con un «Si tratta solo di una casualità?». Ho aggiunto, ironicamente, che mi sarei aspettato su questi argomenti, di più della sua, una telefonata di Sandro Giacobbo che ne avrebbe tratto diverse puntate per la trasmissione Voyager. Naturalmente andava rettificata la superficiale attribuzione stilistica al «Gotico-Cistercense» invece che un edificio in stile Gotico di ispirazione cistercense. Infatti a Ceccano non vi è alcun edificio cistercense, nonostante alcuni membri della casata dei de Ceccano siano stati abbati nella cistercense Fossanova. La chiesa di San Nicola è parzialmente gotica, essendo stati interrotti i lavori di ammodernamento apportati dai conti: Tommaso Seniore, Giuniore, Maggiore e Berardo de Ceccano, restando le pareti esterne delle navate laterali e la facciata, quelle romaniche. Sollecitato da Brown sugli argomenti che gli interessavano ho posto il problema della datazione dell’acquasantiera. Un cartello affisso vicino indica «XIII Sec.» la scheda del Ministero della Cultura «seconda metà sec. XIX», sei secoli di differenza sono effettivamente troppi.

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