Ceccano, i Monumenti parlano, la storia della comunità attraverso i luoghi della memoria


Ceccano — Opere pubbliche di scultura (1996–2005)

di Luigi Compagnoni, architetto

Non solo il monumento ai Caduti di tutte le guerre in piazza 25 Luglio evoca con la sua solennità la memoria del passato, Ceccano può riscoprire la propria identità civile attraverso quattro opere pubbliche di scultura realizzate fra il 1996 e il 2005: monumenti che parlano di lavoro, pendolarismo, lotte operaie e storia militare. La ricerca “I Monumenti Parlano” ricompone, per la prima volta in modo unitario, origini, autori, materiali e significati di queste opere, proponendo un programma concreto di valorizzazione: targhe esplicative, illuminazione, un itinerario urbano accessibile, attività didattiche e una piattaforma digitale aperta alla comunità.

Perché questa ricerca

Tra il 1996 e il 2005, sotto la guida del Sindaco Maurizio Cerroni e, successivamente, di Antonio Ciotoli, l’Amministrazione comunale affidò a scultori di diversa provenienza — da voci locali ad artisti affermati a livello internazionale — il compito di incidere nello spazio pubblico temi universali che hanno segnato la memoria collettiva. Oggi molte di quelle opere scorrono anonime sullo sfondo urbano, in alcuni casi di fronte ad arterie stradali a traffico veicolare intenso: pochi ne conoscono genesi e significati. Restituire loro contesto e visibilità significa restituire alla città un racconto corale, condiviso e didatticamente fertile.

I quattro monumenti in breve

  • Stele ai Caduti del Lavoro di Michele Thomas (1996, marmo di Ausonia): sicurezza e vite spezzate. Omaggia i 56 ceccanesi morti sul lavoro e richiama prevenzione e responsabilità collettiva. Collocata nell’aiuola di Piazzale Bachelet.
  • Mezzo Busto del Bersagliere di Luigi Micheli (1999, bronzo): memoria militare e spazio civico. Trasforma un’area di passaggio in luogo identitario, tra storia nazionale e orgoglio locale. Posto nel giardino attrezzato situato all’incrocio tra via della Costituzione e via Madonna del Carmine.
  • Monumento a Luigi Mastrogiacomo di Antonio Greci (2001, peperino): lotte operaie e sindacali. Ricorda la tragica morte dell’operaio il 28 maggio 1962 presso la fabbrica “Annunziata”: forma sobria e rigorosa come monito civile.
  • Statua del Pendolare di Reza Olia (2005, bronzo): pendolarismo e riscatto sociale. Figura in cammino che sublima la fatica quotidiana dei lavoratori diretti a Roma nel dopoguerra. Posizionata nel giardino antistante la stazione ferroviaria di Ceccano.

Proposta

  • Targhe in metallo formato A4 con dati essenziali (titolo, autore, anno, materiale, committenza) e un testo di 80–100 parole; QR code verso schede digitali con foto, biografie, documenti e testimonianze.
  • Illuminazione radente a luce calda, pulizia dell’intorno, recupero o installazione di piccole sedute; percorsi pedonali accessibili con eventuali tappeti tattili.
  • Itinerario urbano “I Monumenti che Parlano” (20–30 minuti a piedi), mappa e segnaletica unitaria, visite guidate, podcast e audio-racconti.
  • Didattica e comunità: laboratori con le scuole, archivio di memorie orali (ex pendolari, operai, familiari delle vittime), giornata cittadina dedicata al lavoro e alla sicurezza; valorizzazione dell’anniversario della morte di Luigi Mastrogiacomo.
  • Piattaforma digitale civica sul sito istituzionale con open data (autore, anno, materiali, coordinate GPS), galleria fotografica, calendario visite e contatti.

Risultati attesi

  • Maggiore fruizione culturale dello spazio pubblico.
  • Coinvolgimento delle scuole nei percorsi di educazione civica e storica.
  • Costituzione di un archivio di memorie orali legate al lavoro, al pendolarismo e alle lotte sociali.
  • Accessibilità potenziata (percorsi senza barriere e tappeti tattili dove necessari).
  • Trasparenza e riuso dei dati (schede open data scaricabili dal sito comunale).

Conclusioni

Le quattro opere costituiscono un unico racconto civico: non semplici arredi, ma pagine scolpite della memoria collettiva. La loro valorizzazione non si esaurisce in un atto celebrativo; è un investimento educativo, turistico e sociale che rimette i cittadini — soprattutto i più giovani — al centro della storia della città.

Chiediamo alla comunità — famiglie, scuole, associazioni, imprese — di adottare questi luoghi, contribuendo alla manutenzione diffusa e alla raccolta di testimonianze. Ai media locali chiediamo di accompagnare il percorso, dando voce a storie e persone. Un patrimonio riconosciuto, illuminato e raccontato diventa un patto di cittadinanza.

Questa ricerca restituisce unità e voce a opere che appartengono a tutti. È un invito a conoscere, rispettare e tramandare.

Potete leggere l’intera ricerca qui


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