Walter Macchiaroli, dal Liceo di Ceccano al corpo di ballo del teatro nazionale di S. Pietroburgo


Ceccanese doc, Walter Macchiaroli è oggi uno dei ballerini più importanti nel panorama italiano ed internazionale. Figlio d’arte, dopo il Liceo ha vissuto per dieci anni in Ungheria, diplomandosi all’Accademia Nazionale di Budapest. Ora insegna nelle Tersicore Ballet School il metodo Vaganova. E’ lui stesso a raccontare le sue esperienze più significative.

Sono nato a Frosinone, ma le mie radici affondano profondamente a Ceccano, dove ho vissuto fino al termine del liceo. Dopo la maturità ho affrontato e superato l’esame di ammissione al settimo corso dell’Accademia Nazionale di Danza Ungherese, un traguardo molto selettivo che mi ha dato l’opportunità di intraprendere un percorso di studi di altissimo livello. È stato questo il motivo che mi ha spinto a trasferirmi in Ungheria, dove ho vissuto dieci anni, dividendomi tra Budapest e Pécs, due città con una grande tradizione artistica e culturale. Quell’esperienza ha segnato profondamente la mia vita, sia personale che professionale. Da due anni ho fatto ritorno a Ceccano, dove attualmente risiedo e insegno presso l’A.S.D. Tersicore Ballet School, la scuola fondata da mia madre, Tatiana Rossi, che vanta una storia di oltre 45 anni di attività. Tornare a casa è stato come chiudere un cerchio: portare nel mio territorio ciò che ho imparato all’estero rappresenta per me una missione importante.


Quando ti sei avvicinato alla danza e perché?

La danza ha sempre fatto parte della mia vita, è stata una presenza costante. Crescere con una madre insegnante e direttrice di una scuola di danza ha significato vivere quotidianamente tra lezioni, spettacoli, prove e palcoscenici. Non è stata una scelta casuale, ma un percorso naturale: da bambino osservavo i movimenti, la musica, la magia del teatro e ne rimanevo affascinato. Con il tempo ho capito che la danza non è solo esercizio fisico o tecnica, ma un linguaggio universale capace di comunicare emozioni, passioni e sentimenti. Sul palcoscenico si può raccontare la vita stessa, con le sue gioie e le sue difficoltà, senza bisogno di parole. È stato questo che mi ha spinto a farne la mia strada.


Qual è il tipo di danza che più ti piace?

La danza classica è sempre stata al centro del mio cuore e del mio percorso. In Ungheria mi sono laureato all’Accademia Nazionale di Danza, conseguendo la specializzazione come ballerino di danza classica. Successivamente ho deciso di intraprendere un secondo percorso accademico anche come insegnante, approfondendo nello specifico il metodo Vaganova e la tecnica del passo a due. Questo mi ha permesso non solo di perfezionarmi come artista, ma anche di acquisire gli strumenti pedagogici per trasmettere a mia volta la disciplina.
La danza classica, a mio avviso, è il cardine di ogni altra forma di danza: è rigore, estetica, disciplina, capacità di plasmare il corpo e l’animo. Senza una base solida di danza classica, difficilmente un ballerino potrà affrontare con consapevolezza e qualità altri generi. Per questo la considero insostituibile e imprescindibile.


Perché hai scelto di studiare in Ungheria?

L’Ungheria è una nazione che conserva una tradizione profondissima nel campo della danza e delle arti. La cultura classica è ancora fortemente radicata, soprattutto grazie all’influenza post-sovietica, e questo si traduce in un approccio rigoroso ma anche ricco di passione. È impressionante vedere quanto la danza sia sentita dal popolo ungherese: basti pensare al periodo natalizio, quando andare a teatro a vedere Lo Schiaccianoci è un rito familiare. I biglietti vengono prenotati con un anno di anticipo, eppure per un mese intero i teatri propongono tre repliche al giorno. Questa partecipazione popolare dimostra quanto la danza sia viva e radicata nella loro cultura.


Che cosa è il metodo Vaganova?

Il metodo Vaganova è uno dei più prestigiosi e riconosciuti a livello internazionale nell’ambito della danza classica. La sua peculiarità è la costruzione progressiva: ogni esercizio è pensato come preparazione per quello successivo, creando così una catena logica e solida che porta lo studente a sviluppare il corpo e la tecnica in maniera armoniosa. È un metodo estremamente rigoroso ma al tempo stesso creativo, perché insegna non solo a muovere il corpo, ma a esprimere attraverso il corpo.
Dal punto di vista didattico, è uno degli strumenti più efficaci per formare professionisti completi, ed è proprio per questo che ho scelto di specializzarmi anche nell’insegnamento di questo metodo e nella tecnica del passo a due, che rappresenta una delle massime espressioni della danza classica accademica.


Qual è la cosa più importante che insegni ai tuoi allievi?

Agli allievi trasmetto sicuramente la tecnica, che è fondamentale, ma non mi fermo lì. Credo che la danza debba formare persone prima ancora che artisti. Per questo cerco di trasmettere valori come il senso del sacrificio, la perseveranza, la capacità di affrontare con coraggio la fatica e le difficoltà. La danza richiede dedizione totale, e questo educa anche alla vita.
Allo stesso tempo, penso che sia importante non perdere mai la gioia: una risata al momento giusto, la leggerezza in sala, la passione sincera. Sono convinto che il rigore e la disciplina debbano sempre camminare insieme al piacere di ballare, altrimenti la danza perderebbe la sua essenza.


Qual è l’esibizione più significativa della tua carriera?

Negli ultimi dieci anni ho avuto la fortuna di esibirmi in moltissimi teatri nazionali in tutta Europa, vivendo esperienze artistiche di grande spessore. Ho partecipato anche a due tournée internazionali molto importanti: una in Messico e una in Russia, entrambe della durata di un mese, che mi hanno permesso di confrontarmi con pubblici diversi e di crescere professionalmente.
Tra tutte queste esperienze, una delle più intense rimane senza dubbio quella al Teatro Nazionale di San Pietroburgo, dove ho danzato in una produzione sulle musiche della Carmen. Ballare in una città che rappresenta la culla della danza classica, in un teatro storico e prestigioso, è stato un momento di grande emozione e di crescita artistica che porterò sempre con me.


Che cos’è per te la danza?

La danza, per me, è l’arte totale. In essa confluiscono il teatro, la musica, la poesia, la pittura del movimento e persino la preparazione atletica. È un’arte che richiede sacrificio e disciplina, ma che al tempo stesso restituisce emozioni uniche, difficili da spiegare a parole. Sul palcoscenico la danza diventa vita, racconto, verità. È il linguaggio attraverso il quale riesco a esprimere ciò che non potrei dire in altro modo.


Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Il mio obiettivo principale è continuare a crescere come insegnante, trasmettendo ai miei allievi non solo la tecnica ma anche l’amore per quest’arte. Vorrei contribuire a diffondere la cultura della danza in Ciociaria, un territorio che amo profondamente e che credo abbia ancora molto da valorizzare. Dopo tanti anni trascorsi in Ungheria, ho scelto di tornare proprio perché sono convinto che qui ci sia bisogno di creare nuove opportunità e di far comprendere quanto la danza possa essere un motore culturale e sociale.


Qual è la situazione della danza nel territorio frusinate?

Purtroppo soffre di una carenza di tradizione teatrale legata alla danza. Negli ultimi anni si è privilegiata una visione più moderna e televisiva, con stili che poco hanno a che fare con le grandi scuole accademiche e con ciò che si vede sui palcoscenici dei teatri. Questo ha indebolito la percezione della danza classica, che invece è fondamentale. Credo che lavorare su questo fronte, riportando il pubblico a teatro e offrendo esperienze di qualità, sia una sfida importante per il futuro.


Quali differenze hai riscontrato tra la danza in Italia e quella in Ungheria?

Le differenze sono profonde e tangibili sotto ogni punto di vista. In Ungheria la danza è ancora una tradizione viva e fortemente radicata: i teatri sono sempre attivi, le compagnie lavorano in maniera continua, e il pubblico partecipa con entusiasmo. Ogni città, anche di dimensioni ridotte, ospita stagioni teatrali dense di produzioni e repliche.
Un’altra grande differenza riguarda la formazione. In Ungheria, per poter insegnare danza, anche solo in una scuola privata, è necessario essere laureati all’Accademia Nazionale Ungherese di Danza. Questo garantisce un livello altissimo di professionalità e qualità dell’insegnamento. In Italia purtroppo non esiste una regolamentazione così stringente, e questo si riflette inevitabilmente sulla preparazione degli allievi e sulla percezione stessa della danza come disciplina artistica.


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3 pensieri riguardo “Walter Macchiaroli, dal Liceo di Ceccano al corpo di ballo del teatro nazionale di S. Pietroburgo

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  1. Pietro buonasera, in ciociaria abbiamo un’altra grande ballerina….PETRA CONTI…

  2. Pietro padre di Frosinone e madre polacca…ex ballerina. E’ stata anche lei a S. Pietroburgo, poi all’età di 23 anni è stata prima ballerina della Scala a Milano, poi è andata al Boston ballet e attualmente è al Los Angeles ballet.

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