di Vittorio Ricci
Indubbiamente ci troviamo di fronte ad un grande evento, che deve renderci tutti orgogliosi, per la restituzione alla sua comunità di questo prezioso capolavoro della seconda metà del Cinquecento di un autore di gran conto nella Firenze e nella Roma del tempo, ed anche tanto prolifico, al servizio di grandi mecenati (il duca Cesarini Colonna, il cardinale poi granduca Ferdinando de’ Medici, gli stessi pontefici).
Penso che si possa affermare che siano più di 450 gli anni che vedono quest’opera custodita nella chiesa di Sant’Angelo in Vallecorsa (1572?); ma se pure ci dovessero essere 10-15 anni al max di differenza rispetto a quanto da me ricostruito (La Monarchia Cattolica ed altri testi), niente toglie ad una presenza così antica, ben documentata e notevole. Così di rilievo da non passare inosservata, con tanto di preciso riferimento, al vescovo di Fondi in sacra visita nel 1599 a Vallecorsa. Così importante da essere utilizzata, ahimè, come decoro meraviglioso all’organo dei maestri Catarinozzi, con conseguente irrimediabile taglio della tela centrale. Incendi, fumi, interventi vari, collocazioni diverse, intemperie, calcinacci, guasti del tempo, restauri spesso non all’altezza del capolavoro, insomma una marea di elementi hanno messo a dura prova la bellezza e l’esistenza stessa del polittico e delle sue tele. Ma eccoci all’oggi, anzi a domani, con la presentazione del lungo restauro (di oltre due anni) che ci restituisce squisita venustà, colori ed emozioni.
Quelle stesse emozioni che avrà provato l’illustre ed ancora sconosciuto, seppure importante, committente la prima volta che poté ammirare l’opera; quando messer Jacopo di maestro Pietro Zucca, magari nella sua bottega romana dove si cimentava alternando l’attività tra Villa Medici ed il Vaticano, ebbe modo di terminare e consegnare il lavoro a noi tanto caro.
Una cosa è certa, non ci sono al momento documenti che attestino la committenza dell’opera, restano dei ragionamenti, come quelli che io stesso ho portato avanti, tenendo conto del contesto storico, sia di quello locale che di quello più generale: il Regio deposito della Corona spagnola, la lotta in seno alla famiglia Colonna per il possesso dei castelli colonnesi di Sonnino, San Lorenzo e Vallecorsa, la Roma del tempo, le grandi famiglie nobiliari ivi attive – Farnese, Medici, Gonzaga, Colonna – ed in lotta tra di loro per guadagnarsi una posizione di primo piano presso la curia pontificia, le questioni internazionali, prima fra tutte la lotta all’eresia ed al Grande Turco, con la Città eterna al centro di intense attività diplomatiche, non dimentichiamo il ruolo degli ambasciatori spagnoli, ecc..
Molto ci verrà dato, in termini di conoscenza dell’opera, dagli abili restauratori e dai qualificati storici dell’arte, ma molto secondo me ci resta ancora da scoprire per valutare con certezza la committenza ed il perché di questo capolavoro in un preciso momento storico e perché proprio a Vallecorsa nella sua chiesa di Sant’Angelo. Insomma siamo solo agli inizi di una ricerca non facile e la giornata di domani (con il lavoro che ci sta dietro) segna una tappa importante.
Eccolo prima del restauro

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