di Stefano Uberti Foppa INNOVAZIONE E RICERCA

La rivoluzione digitale ridefinirà radicalmente la domanda e l’offerta di lavoro. Le previsioni indicano però che il saldo tra posti perduti e generati dovrebbe essere positivo. A patto di avere una visione di sistema, che in Italia per ora manca.
Il futuro? Simbiosi uomo-macchina
Dopo anni di diffusione digitale in cui sono radicalmente cambiate abitudini personali e strutture di interi settori e mercati, ecco che oggi si manifesta la conseguenza primaria di tutto ciò: la necessità di formare e disporre di competenze professionali adatte per vivere e lavorare in un contesto sempre più digitalizzato.
Interessante sul tema un recente studio – intitolato “Future of job” – del World Economic Forum, che periodicamente aggiorna l’analisi del rapporto tra sviluppo delle figure professionali e diffusione tecnologica. Attraverso 313 risposte uniche, il Wef ha indagato un ampio spettro di settori di industria che occupano circa 15 milioni di persone, chiedendo soprattutto ai responsabili delle risorse umane di paesi sviluppati ed emergenti (per un totale che rappresenta circa il 70 per cento del Pil mondiale) quali siano le principali trasformazioni in atto nel settore di appartenenza, il cambiamento delle funzioni e delle relative competenze necessario da qui al 2022 e le priorità definite in termini di formazione.
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