Nei “Fratelli Karamazov” l’ultimo suo romanzo, il grande scrittore russo Fëdor Dostoevskij (1821-1881) interpreta la morte di Cristo in croce come una garanzia della libertà dell’uomo, chiamato sì ad amare Dio, ma per sua scelta, senza costrizioni.

«Tu non scendesti dalla croce,
quando per schernirti e per provocarti ti gridavano:
“Scendi dalla croce, e crederemo che sei proprio tu!”.
Non scendesti perché, anche questa volta,
non volesti rendere schiavo l’uomo con un miracolo,
perché avevi sete
di una fede nata dalla libertà e non dal miracolo.
Avevi sete di amore libero,
e non dei servili entusiasmi dello schiavo
davanti al padrone potente
che lo ha terrorizzato una volta per sempre».
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