di Ivan Coccarelli, geologo
Alla fine del Cenozoico, circa 7-8 milioni di anni fa, un nuovo accadimento aveva prodotto una modifica della situazione generale: la nascita del Mar Tirreno. In tale periodo il margine occidentale degli Appennini si assottigliò e sprofondò, in seguito alla formazione di una serie di grandi sistemi di fratture della crosta terrestre ; ben presto le fasce più depresse vennero invase dal mare e la risalita di magma attraverso le fratture, che si erano create, diede luogo allo sviluppo della prima fase del vulcanismo laziale. Nel Pleistocene, si sviluppa, difatti, una fase di intenso vulcanismo in connessione con il massimo sviluppo della tettonica distensiva che a partire dal Miocene medio ha coinvolto il margine tirrenico, dalla Toscana meridionale fino alla Pianura Pontina.
Nella Media Valle Latina, in particolare, i terreni vulcanici si mostrano in modesti affioramenti lungo il bordo sud-occidentale della valle tra Supino e Castro dei Volsci e sono connessi a molteplici piccoli centri eruttivi, ora spenti, caratterizzati da una moderata attività vulcanica effusiva ed esplosiva. I prodotti di tale vulcanismo sono rappresentati sul territorio per lo più da tufi leucititici, tufi pomicei, e lave tefritico-leucititiche; l’affioramento più esteso è quello di Pofi, costituito da tufi pomicei.
Tale attività ha molte affinità con quella dei complessi vulcanici più settentrionali, come il Vulcano Laziale. E’ venuta a svilupparsi, infatti, lungo linee di frattura crostali diventate attive dopo il sollevamento dei massicci carbonatici, linee che hanno permesso la risalita e l’eruzione in superficie, in più luoghi, di magmi chimicamente di tipo alcalino-potassico. L’età di queste effusioni è compresa tra 700.000 e 400.000 anni e gli edifici costruiti sono di tipo misto, con prevalenza dei prodotti esplosivi (piroclastiti) su quelli effusivi (lave).
Le lave sono in prevalenza a leucite (da “leucititi tefritiche” a “tefriti a leucite”): nella pasta di fondo grigia si notano fenocristalli di pirosseno monoclino (augite) e olivina, accompagnati, in genere, da piccoli cristalli di leucite (Centro di Celleta). Lungo il versante nord-orientale di Monte Siserno si rivelano anche lave ad analcime (“tefriti e tefriti fonolitiche ad analcime”): ai fenocristalli di clinopirosseno e olivina è associato un plagioclasio di tipo labradoritico , mentre nella pasta di fondo si individuano piccole formazioni di analcime …
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