In tanti, gli organizzatori dicono 100 mila, pacifici, sorridenti, contenti, senza slogan violenti. Sì, qualche bandiera un po’ fuori luogo, ma nel rispetto della libertà di ciascuno. In tanti, per affermare che si vuole vivere in pace, senza violenza, senza parole di odio, senza discriminazioni, senza sussulti razzisti, senza insulti ignoranti. Questo ho visto alla Marcia per la pace 2018 da Perugia ad Assisi, ispirati dal Santo Poverello: gente di ogni età, pelle di tanti colori, tanti sorrisi, tanti saluti fra sconosciuti, e tutto nonostante la fatica di 24 chilometri a piedi, con il contapassi arrivato a 32 mila. Un’esperienza da fare per non essere succubi della cultura della contrapposizione e dell’odio reciproco, in cui le idee e le opinioni non sono oggetto di discussione ma pietre lanciate contro gli avversari.
Sono stato alla Marcia della pace, domenica scorsa 7 ottobre, con il mio Liceo, con 50 ragazzi che di domenica hanno rinunciato a poltrire fino a mezzogiorno e si sono messi in cammino alle sei, pagandosi il bus, il pasto, faticando come non mai nel camminare così a lungo. Certo, si sono divertiti, hanno cantato, anche giocato e scherzato ma hanno espresso il loro parere, pacificamente, serenamente, senza odiare nessuno.
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