di Alessandro D’Avenia
«Prof, come sarà la nuova maturità?». È stata questa la prima domanda dei miei studenti, nella prima ora di lezione in quinta. «Ci sarà la terza prova? I crediti verranno ricalcolati? E la tesina?». Domande inevitabili, alle quali ho dovuto rispondere — non senza imbarazzo — con il solito triste adagio: aspettiamo. Tutti sanno che quest’anno la maturità cambierà, ma nessuno sa esattamente come: chi ha costruito per tempo i propri obiettivi didattici sarà probabilmente costretto a rivederli alla luce delle direttive ministeriali. Come se non bastasse, l’assegnazione delle cattedre è incompleta, tante sono le classi scoperte e i colleghi in attesa. In molte città anche le aule sono insufficienti. Alcuni ragazzi, a Pistoia, a causa dell’inagibilità dei locali scolastici, stanno lottando per fare i turni pomeridiani pur di far partire l’anno. In una scuola di Napoli professori e alunni sono stati spediti al mare per permettere la rotazione delle classi, il cui numero è superiore alle aule. È una malattia endemica del Paese: non pensare alle cose «per tempo». Ma torniamo alla mia quinta.
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