Il problema non è lo strumento in sé, ma il modo in cui le persone decidono di usarlo. Qualche anno fa, quando ci sembrava ancora una svolta avveniristica questo fatto di non pagare i messaggi, a noi che eravamo cresciuti con la Vodafone Friends, non avrei potuto immaginare un risvolto macabro in un simile, evidente, progresso tecnologico. Oggi lo vedo, e lo detesto
Whatsapp, in sé, oggettivamente, è davvero comodo. È una figata. Siamo noi che lo stiamo rendendo un lavoro non retribuito, una sanguisuga di tempo che sottraiamo ad altro investendo tempo/umore/energia in un surrogato di relazione interpersonale, un espediente per riempire vuoti che andrebbero colmati con altro
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