di Francesco Cancellato
«Aldo Moro? Voleva emancipare l’Italia dall’abbraccio soffocante degli americani. Così come Berlinguer voleva emancipare il Pci dall’abbraccio soffocante di Mosca. Per questo il leader della Dc è stato rapito e ucciso». Antonio Ferrari non è l’ultimo dei cospirazionisti. Settant’anni, storica penna del Corriere, di cui è stato a lungo inviato in Medio Oriente, il 16 marzo del 1978, era un giovane cronista che si occupava di terrorismo e di lotta armata. Tre anni dopo quel giorno, il giorno in cui fu rapito Moro – poi ucciso 55 giorni dopo – il suo giornale gli chiese di scriverne un libro. Un romanzo, scelse lui, «60% verità, 20% finzione e 20% zona grigia», avvertendo però «che tante cose che scriverò non vi piaceranno». Risultato? Rizzoli non pubblicò mai “Il Segreto”, che ha visto la luce solo lo scorso anno per Chiarelettere, intatto nel testo, con la sola aggiunta di una postfazione, in cui Ferrari racconta la genesi turbolenta del libro: «Il giornale mi chiese di scrivere di Moro per lavarsi la coscienza dopo lo scandalo P2 che per il Corriere fu devastante: tutti, dal presidente all’amministratore delegato, sino al direttore a non so quanti giornalisti facevano parte di una loggia di criminali».
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