
Non ho parole, non trovo le parole… non ci sono parole. E invece dobbiamo trovarle le parole, dobbiamo trovare un barlume di senso per l’ennesima tragedia della strada, l’ennesima morte di due ragazzi che ci interpella nel profondo!
Il primo sentimento che proviamo è il cordoglio, il dolore del cuore, di fronte a quei corpi straziati, alla disperazione dei genitori e degli amici.
Subiamo la tentazione del silenzio attonito. Dobbiamo, invece, ricordare i momenti felici che Alessia ed Andrea hanno donato a chi li ha conosciuti, il bene dato alle persone care e a chi ha potuto sperimentare la loro compagnia, il loro affetto, il valore prezioso della loro presenza i loro sorrisi, i loro scherzi… avremmo potuto non averli.
Una volta di più, impariamo che le vicende della nostra vita non dipendono soltanto da noi ma anche da chi dovrebbe manutenere meglio le strade o imporre dotazioni di sicurezza maggiori… e da tantissimi altri fattori sottratti alla nostra volontà…
Oggi è uno di quei giorni in cui capiamo perché il venerdì santo ci troviamo tutti in quella piazza: stiamo attorno a Maria, stiamo attorno al dolore infinito… e lì, come ora, le parole vengono meno e il silenzio domina la realtà.
Me l’ha insegnato mia moglie, alla morte di nostro figlio Francesco. Non c’è possibilità di capire la morte dei giovani, grido straziante contro le leggi della natura, se non attraverso quelle virtù che ci consentono di avvicinarci al misterioso piano di Dio per ciascuno di noi: la fede ci assicura che Francesco è lì ad accogliere Alessia ed Andrea, la speranza ci dice che li rivedremo tutti, un giorno, in una dimensione della nostra vita che non sappiamo nemmeno immaginare, la carità ci spinge a trasformare le tragedie dei nostri figli in imprevedibili opportunità di amore.
Arrivederci, ragazzi!
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