di Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata
A volte ciò che accade in piccolo, contratto nel tempo e nello spazio, quasi dentro una provetta, permette di vedere meglio i fenomeni più grandi che ci sfuggono. Ciò che è avvenuto a Macerata, cittadina così piccola dove quasi tutti conoscono tutti, tra l’ altro in un breve spazio di tempo, mi ha dato questa sensazione di chiarezza.
Dietro tutta questa storia c’ è la sottovalutazione di un problema come la droga, che produce giovani deboli e dipendenti. C’ è poi il problema dell’ accoglienza dei migranti, che è una bella parola, ma se non si completa in una vera azione di integrazione, è solo un parcheggiare delle persone che la malavita e il disagio sociale possono poi arruolare fin troppo facilmente. Infine c’ è un pensiero politico che crede di trovare soluzioni facili e veloci a problemi complessi, attraendo le menti fragili a cui propone la scorciatoia della violenza. Dentro questa provetta ho letto un’ intera società, quella italiana e non solo quella maceratese, che si confronta con un fallimento educativo. Non siamo stati capaci di passare ai nostri giovani i valori che ci hanno permesso di uscire da una dittatura, affrontare un dopoguerra pieno di macerie e costruire nonostante ciò una democrazia stabile, che ha superato il terrorismo e ha portato cultura e benessere. Questi sono i fatti. Almeno questo sembra chiaro in uno spazio piccolo e in un tempo breve.
Se le cose stanno davvero così, il cammino sarà lungo, molto più lungo di quello che ci separa dai primi di marzo, quando per un miracolo elettorale tutti ci promettono di poter risolvere i problemi che abbiamo davanti, a patto di avere il nostro voto.
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