di Luigi Alici
Mercoledì 7 febbraio, metà pomeriggio, Consiglio di Dipartimento. In coda, due interventi di rappresentanti degli studenti, di una maturità esemplare: non è affatto vero che saggezza e responsabilità dipendono sempre dall’anagrafe. Uno, in particolare, mi ha ferito profondamente. Poche parole, intense e spaesate, alla fine travolte da una tensione emotiva prossima al pianto, in un silenzio assoluto e partecipe: “Io ho paura. Ho paura di uscire di casa, di uscire da solo, di uscire per andare nella mia università”. Parole innocenti, questo è il punto. Il colore della pelle non può essere una colpa. In nessun caso. Pensavamo che questa verità elementare, emersa da una storia avvelenata e grondante di sangue, non avesse più bisogno di essere ripetuta nel pianto.
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