di Costanza Galli, primario di oncologia a Livorno
“Ho ricevuto nel corso degli anni alcune richieste di eutanasia da parte di malati non più guaribili. Ma sapete a cosa erano dovute per la quasi totalità? Erano dovute al fatto che il
malato si sentiva un peso per la sua famiglia, si sentiva un peso per la sua comunità di
appartenenza, si sentiva non più utile a nulla perché non più capace di funzionare secondo certi standard…».
Suor Costanza Galli è medico, lavora come primario di oncologia a Livorno dove dirige l’Unità di cure palliative, il cosiddetto «hospice». Si trova ogni giorno a contatto con persone che soffrono. Ma per ogni forma di sofferenza fisica e spirituale, dice, «c’è una risposta a portata di mano prima di arrivare a togliere la vita ad una persona»
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