di Luigi Alici
Il pensiero antico, e la tragedia greca in modo particolare, ci hanno segnalato una tensione drammatica – in un certo senso doppia – tra la vita e la legge: a un primo livello, ci scontriamo con la difficoltà di conciliare bios e nomos, l’immediatezza spontanea del vivere e la severa codificazione della norma; a un secondo livello, una nuova problematicità investe il rapporto tra la “legge scritta”, a volte pura esibizione di potere del più forte, e la “legge non scritta”, esemplificata dalla figura di Antigone che sceglie di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte.
Questo doppio ordine di questioni appare strettamente intrecciato nel caso del disegno di legge sulbiotestamento, recentemente approvato dal Senato. Su questo testo il mondo cattolico ha espressovalutazioni molto diverse: agli estremi collocherei i toni, forse eccessivamente trionfalistici, diMario Marazziti e quelli, forse eccessivamente severi, di qualche vescovo.
Secondo due illustri filosofi del diritto, come Giampaolo Azzoni e Paolo Becchi, questa legge è inutile e pericolosa, mentre “Aggiornamenti sociali“, la rivista dei Gesuiti diretta da p. Giacomo Costa, ha pubblicato un documento, redatto da una équipe molto qualificata di esperti, dai toni prudentemente ma sostanzialmente positivi. Anche se suscettibile di miglioramenti – questa la tesi di fondo -, l’approvazione di tale legge può considerarsi tutto sommato un passo avanti.
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