di Maria Laura Lauretti
La provincia di Frosinone parla alle mafie dalla collina dell’Auricola di Amaseno. Accanto all’antico santuario mariano – scrigno di inestimabili affreschi risalenti al XII secolo – un grande complesso edilizio, sottoposto a confisca da parte dell’autorità giudiziaria, è stato definitivamente acquisito al patrimonio dello Stato. Beni ed infrastrutture sequestrati a Vincenzo e Luigi Terenzio, padre e figlio, due imprenditori di Cassino. La loro scalata ha avuto inizio nei primi anni del Duemila quando strinsero rapporti con alcuni eredi della banda della Magliana e con esponenti dei Casalesi, relazioni pericolose a metà strada fra il crimine di Roma e il clan campano.
Siamo alla fine degli anni ’70 quando sulla collina che sovrasta la valle dell’Amaseno, il luogo dove era stato edificato il convento, parte un’imponente speculazione ufficialmente con finalità ricettive e di promozione turistica dell’intera zona al confine tra la provincia ciociara e quella pontina. Un progetto che, purtroppo solo per poco tempo, riesce a fare la felicità di operatori economici e di cittadini e che precipita con un triplo salto, quasi impercettibile, nelle maglie di un sistema d’affari illecito gestito dalle organizzazioni criminali operanti nel basso Lazio.
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