Papa Francesco ha rivolto le sue parole ai partecipanti alla 68° Settimana liturgica
Questo arco di tempo è un periodo in cui, nella storia della Chiesa e, in particolare, nella storia della liturgia, sono accaduti eventi sostanziali e non superficiali. Come non si potrà dimenticare il Concilio Vaticano II, così sarà ricordata la riforma liturgica che ne è sgorgata.
Sono due eventi direttamente legati, il Concilio e la riforma, non fioriti improvvisamente ma a lungo preparati. Lo testimonia quello che fu chiamato movimento liturgico, e le risposte date dai Sommi Pontefici ai disagi percepiti nella preghiera ecclesiale; quando si avverte un bisogno, anche se non è immediata la soluzione, c’è la necessità di mettersi in moto. Penso a san Pio X che dispose un riordino della musica sacra[1] e il ripristino celebrativo della domenica,[2] ed istituì una commissione per la riforma generale della liturgia, consapevole che ciò avrebbe comportato «un lavoro tanto grande quanto diuturno; e perciò – come egli stesso riconosceva – è necessario che passino molti anni, prima che questo, per così dire, edificio liturgico […] riappaia di nuovo splendente nella sua dignità e armonia, una volta che sia stato come ripulito dallo squallore dell’invecchiamento».[3] Il progetto riformatore fu ripreso da Pio XII con l’Enciclica Mediator Dei[4] e l’istituzione di una commissione di studio;[5] anch’egli prese decisioni concrete circa la versione del Salterio,[6] l’attenuazione del digiuno eucaristico, l’uso della lingua viva nel Rituale, l’importante riforma della Veglia Pasquale e della Settimana Santa.[7] Da questo impulso, sull’esempio di altre Nazioni, sorse in Italia il Centro di Azione Liturgica, guidato da Vescovi solleciti del popolo loro affidato e animato da studiosi che amavano la Chiesa oltre che la pastorale liturgica.
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