Dibattito pubblico su facebook sulle responsabilità del mercato del sesso sullo stradone ASI. Proprio al Consorzio per lo Sviluppo Industriale Amercico Roma chiede di intervenire, ma Francesco De Angelis, presidente ASI, gli fa presente che le strade sono della provincia e dei comuni. Scrive Roma: Ogni giorno passiamo in zona industriale sulla strada consortile di competenza dell’ASI. Da decenni ormai quel rettilineo pieno di rotonde e capannoni rappresenta una delle arterie e degli snodi principali di questa provincia. Casello autostradale, centri commerciali, ingrossi, fabbriche multinazionali, superstrada, per un motivo o per un altro quasi tutti i residenti della provincia passano da lì. Passano da lì e abbassano lo sguardo oppure ignorano o guardano per abitudine i corpi seminudi di giovani ragazze da tutto il mondo in vendita sul bordo della strada simbolo dell’industria frusinate. Invisibili da tanto, troppo tempo per l’opinione pubblica, tranne per qualche post sarcastico su facebook e l’impegno passato di qualche politico, fermo da tempo ad azioni singole. In questi giorni festeggiamo l’amore nazionale per la legalità, in nome di Borsellino e Falcone combattiamo l’omertà e la mafia. Mi piacerebbe che un giorno l’ASI di Frosinone si facesse promotrice di un’azione concreta e organizzata, per aiutare quelle ragazze ad uscire da quel circolo infinito di ricatti e violenza che le tiene su quella strada. Magari in collaborazione con le istituzioni, i comuni consorziati nell’Asi, le associazioni a tutela delle donne, per proporre percorsi virtuosi di opportunità per cambiare vita. In attesa che l’Italia abbia una legge civile in materia. Quando passerete lì davanti, ricordatevi che in Italia quello non è il mestiere più antico del mondo, quelle sono vittime della mafia e del nostro silenzio.
Niente a che vedere con la prostituzione, quella è schiavitù, a qualche chilometro da casa nostra.
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