E se i ragazzi scrutinassero i prof?


René-Magritte-Il-Maestro-di-scuola-1955di Alessandro D’Avenia

Cari colleghi, in questi giorni ci sottoponiamo al rito degli scrutini: giudichiamo i ragazzi sul lavoro che hanno svolto in questi mesi. Vi propongo un esercizio che mi aiuta: prima di valutare un altro, valuta te stesso.

Ogni anno, alla fine dell’anno, mi sottopongo alla valutazione dei miei alunni in forma anonima, creando un questionario con i “Moduli” di Google Drive, che permette di esprimere valutazioni anonime e commenti. Così ho approntato un test con tre voci da valutare numericamente e due spazi da riempire con commenti relativi a: punti deboli e punti forti, suggerimenti e consigli. In questo modo posso guardarmi con occhi diversi e cercare di migliorare.

Così come delineiamo il voto di un ragazzo sulla base di alcuni criteri, vi propongo tre parametri, relativi ai tre elementi fondamentali che determinano la qualità professionale del nostro lavoro: 

1) conoscenza e passione per ciò che ho insegnato (competenza nella materia, aggiornamento e approfondimento)

2) conoscenza e passione per le persone a cui l’ho insegnato (competenza umana e ambientale: relazioni con la classe, con il singolo alunno e con i genitori, con i colleghi dello stesso consiglio di classe)

3) conoscenza e passione per come ho insegnato quei contenuti proprio a quelle persone (competenza di metodo, che cambia ogni anno e con ogni classe, efficacia del tipo di interrogazioni e verifiche, tempistica nelle consegne dei compiti corretti e trasparenza delle valutazioni).

La valutazione è diversificata per ogni classe che abbiamo. Il lavoro sarà completo solo se confronterete il risultato, ottenuto dalla vostra autovalutazione, con ciò che emerge dalle valutazioni dei vostri alunni sul vostro lavoro, espresse anonimamente sui tre parametri.

Sono inoltre preziosissimi i commenti liberi dei ragazzi. L’anno scorso, per esempio, le valutazioni dei miei ragazzi di secondo anno, mi hanno fatto comprendere che dovevo stare più attento al punto tre, perché essendo molto esigente a volte non tengo in debita considerazione le difficoltà o i loro tempi di apprendimento. Inoltre alcuni commenti mi facevano notare che a volte assegnavo compiti in classe più difficili di quanto affrontato a casa e, in alcune lezioni (gli argomenti da me preferiti…), mi lasciavo prendere da divagazioni e prolissità.

Durante quest’anno mi sono sforzato di lavorare meglio su questi aspetti e mi sono reso conto che le lezioni sono diventate più efficaci e il loro apprendimento più graduale e armonico. Inoltre mi sono reso conto che faccio scontare a loro un certo perfezionismo che mi caratterizza e devo imparare a disciplinare (e questo mi serve anche per la vita di tutti i giorni).

La valutazione ci mette in gioco e richiede un po’ di umiltà e di coraggio, ma è necessaria per migliorarsi e per scoprire aspetti che a volte ci sfuggono, dopo anni di lavoro, abitudini consolidate ma a volte usurate, e il logorio che ogni professione comporta. I ragazzi, se abbiamo un rapporto franco con loro, sanno essere molto precisi e onesti. In fondo è a questo che li educhiamo: capacità di giudicare la realtà sulla base di dati oggettivi.

Ed è stato bello trovare anche commenti divertenti e diretti, anche perché protetti dall’anonimato, come questa infrazione al “lei” di rigore: “Continua così!”

Buoni scrutini a tutti!


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