di Sergio Ventura
Eppure proprio lui lo aveva annunciato. Forte, potente, il maggiormente degno. Venuto a ripulire e a purificare con uno Spirito di Fuoco. Il Messia atteso da secoli. Colui che, secondo le predizioni dei profeti – Isaia su tutti, avrebbe dovuto far resuscitare i morti (26,19), gioire i poveri (29,19), vedere i ciechi e udire i sordi (35,5), camminare gli zoppi (35,6), guarire i lebbrosi, scarcerare i prigionieri e liberare gli schiavi (61,1).
Anche noi quindi, fossimo stati condotti in carcere come Giovanni (Mt 11,2), soprattutto se vittime del Potere più che di noi stessi, avremmo inviato la nostra ansiosa domanda al presunto liberatore che invece, sino a quel momento, in ciò stava fallendo (Mt 11,3). E chi di noi, poi, sarebbe stato soddisfatto della risposta ricevuta (Mt 11,4-5)? Non vi scandalizzate, non inciampate su ciò che nella vostra vita non torna (Mt 11,6). Non eccepite il male venuto al messia veniente.
Soprattutto se l’eccezione sollevata è quella che conferma la – nuova? rinnovata? – regola: il Messia non può liberare i prigionieri come Giovanni, perché dovrebbe far sparire il tiranno iniquo e beffardo (29,20), così da concretizzare il giorno del Signore come un giorno anche di vendetta e non solo di misericordia (61,2). Tragico messianismo questo…
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