di Gianfranco Ravasi
Uno dei simboli più suggestivi per evocare la persona di Dio è, nella Bibbia, quello genitoriale. Al Signore vengono assegnate a più riprese qualità paterne ma anche materne. L’apice è nell’invito di Gesù a rivolgersi al Padre celeste con l’appellativo più familiare, quell’abba’ aramaico equivalente al nostro “papà, babbo”.
Nel nostro itinerario in quest’anno giubilare della misericordia abbiamo cercato di intrecciare lafamiglia con questa virtù propria di Dio ma anche del fedele. Ora, un volto particolare della misericordia è la tenerezza paterna e materna: non per nulla i due termini biblici principali che la descrivono hanno come base simbolica il grembo materno o la capacità generativa paterna, l’ebraico rahamîm, “viscere”, e il greco splanchnízomai, “provare commozione viscerale” per la sofferenza di un altro. Questo sentimento brilla in un Salmo, il 103 (102), vera perla del Salterio.
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