La gran parte d’acqua che manca ai nostri fiumi va ad innaffiare le piantagioni di granturco che a loro volta occorrono per i mangimi animali. Ci spiega tutto Fabio Balocco
Ogni anno, d’estate, siamo alle solite. I nostri corsi d’acqua si trasformano in corsi. E basta. Quando faccio i miei giri in bicicletta nella nostra pianura spesso sono solo dei letti di pietre ad indicarmi dove qualche tempo prima scorreva l’acqua e pulsava la vita. Poi, magari più a valle l’acqua “miracolosamente” ricompare, ma è solo grazie al fatto che vi sono delle risorgive o degli affluenti. E ogni anno un giornalista si accorge che stranamente manca l’acqua in quel certo fiume, che, essendo proprio un fiume e non un torrente, un po’ d’acqua dovrebbe pur sempre portarla.
E allora cosa succede? Allora succede che siamo in Italia, dove,come in tutta Europa, vige l’obbligo di rilasciare il deflusso minimo vitale (Dmv), quando vengono assentite le concessioni di derivazione d’acqua, delle quali le più dannose per i fiumi e i torrenti sono quelle a uso agricolo. Ma chi controlla che effettivamente venga rilasciato il Dmv? Visto che i corsi d’acqua sono in secca la risposta è: nessuno, o comunque i controlli sono insufficienti. In realtà, difficile qui dire se i controllori siano insufficienti o inefficienti: il risultato è comunque drammatico, la mancanza di vita, il deserto. E comunque è chiaro che a monte ci sta tutta l’insensibilità di una classe politica nei confronti dell’ambiente, perché altrimenti si troverebbero le risorse per controlli puntuali ed efficaci
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