di D. Giorio
Roma – E così si chiude un’epoca: basta con la carta, basta con le penne che perdono inchiostro o che non scrivono, basta con i timbri che disturbano i timpani e macchiano le dita degli impiegati: dal 12 agosto, mentre la maggior parte (?) degli italiani è al mare, la macchina della Pubblica Amministrazione cambia marcia e passa al digitale.
Entra infatti in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13 novembre 2014, che, dopo aver ragionevolmente concesso un tempo adeguato per assimilarne i principi ed adeguare le infrastrutture, obbliga la PA a gestire le pratiche in modo totalmente digitale.
Cosa significa nella sostanza? Che si farà esattamente come prima e si passerà tutto allo scanner! È una battuta, ma, temo, sarà davvero così per molti uffici, che difficilmente si rassegneranno a non stampare ogni cosa, che proveranno nostalgia per la firma olografa posata con mano sicura e tratti svolazzanti, che si chiederanno se quell’insieme di impalpabili bit danno davvero garanzia di autenticità a quel file così importante. Quasi sapessero com’è fatta la firma dell’impiegato che sottoscrive il certificato o il permesso.
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