di Francesco Anfossi
Per capire tutta la portata del trionfo dell’Isis sull’Occidente il massmediologo dell’Università Cattolica Marco Lombardi ci porge le lenti della comunicazione come si fa con un paio di occhiali tridimensionali: a quel punto il film delle stragi di Parigi è ancora più netto, offre profondità nuove che prima non vedevamo. “L’obiettivo del terrorismo”, dice Lombardi, che è direttore del centro studi ItsTime sul terrorismo, “non è quello di fare uccisioni di massa, ma di creare terrore. Le uccisioni di massa sono solo funzionali a creare questo clima di angoscia e paura, a innestare una strategia della tensione. In questo senso l’attentato allo Stade de France ha avuto ancora più successo del massacro immane del Bataclan”.
Anche se non sono riusciti a penetrare all’interno dello stadio?
“Probabilmente non lo volevano nemmeno. Pensi a chi hanno mandato: il più giovane di tutti, un ventenne che si è fatto esplodere laddove non è opportuno per un terrorista farsi esplodere, all’ingresso dello stadio. Non hanno nemmeno adottato la tecnica del varco: di solito un kamikaze si fa esplodere e un secondo kamikaze, passando attraverso il varco provocato dall’esplosione del primo, raggiunge l’obiettivo e crea una strage. Qui non è stato fatto”.
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