Ma ha detto proprio «pugno»? Chi? Lui? Papa Francesco? Lo stesso della misericordia (ma solo finché non gli tocchi la mamma…). Sì, sì, l’ha proprio detto: s’è visto anche in tv. «È vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un grande amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno, è normale». L’ha detto, l’ha detto! E con «porgi l’altra guancia» adesso come la mettiamo? Io non so se sia giusto o no mettere la moviola in campo nelle partite di calcio. Ma mi piacerebbe che su questioni che sono estremamente più serie provassimo ad utilizzare un altro metodo. Quello che – al di là delle immagini colorite – prova a cogliere il senso complessivo di un discorso. Magari ascoltandolo fino in fondo. Che cosa ha detto Francesco ieri sull’aereo che dallo Sri Lanka lo portava nelle Filippine? Che non si può uccidere in nome della religione e che la libertà non può essere utilizzata per offendere la fede degli altri. Vi sembra un concetto particolarmente nuovo sulla bocca di un Papa?
A me no, ma da ieri pomeriggio è cominciata l’ennesima disfida esegetica sul «pugile» venuto dalla fine del mondo. Ok, ognuno fantastica un po’ quello che vuole. Eppure… Io mi chiedo se questo discutere sul nulla non ci porti a perdere di vista le cose interessanti. Nella conferenza stampa di ieri – ad esempio – è passata del tutto inosservata un’altra risposta data da papa Francesco, che a mio avviso era il «colpo secco» del match. Quella sulla visita fuori programma compiuta poche ore prima al tempio buddhista a Colombo.
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