La elezione dell’On. Zingaretti alla Presidenza della Regione Lazio e l’arrivo della nuova manager della Asl, avevano aperto fiducia e speranza. Si attendevano provvedimenti urgenti per arrestare il caos direzionale ed organizzativo della sanità ciociara.
L’ospedale del Capoluogo, definito ed esaltato come la struttura più moderna della regione, che doveva essere il punto di riferimento delle popolazioni del basso Lazio come Dea di 2° livello e con U.O.C. (Unità Operative Complesse) di eccellenza, si avvia ad essere poco più di un’astanteria alle dipendenze di Roma.
Centinaia di milioni di euro per costruire l’edificio e per l’acquisto di arredi e macchinari sono stati spesi invano. A ciò vanno aggiunti gli enormi fondi spesi per la ristrutturazione e l’ammodernamento degli ospedali di Alatri, Ceccano, Cassino e Sora.
Se a tutto ciò si sommano gli enormi sprechi incontrollati e gli scandali venuti alla luce, possiamo calcolare che negli ultimi tre o quattro lustri sono stati sperperati migliaia di milioni.
La sanità regionale è in crisi solo per responsabilità della dirigenza e dei gruppi politici che si sono alternati, in questi anni, alla Presidenza della Regione Lazio.
La asl di Frosinone non è mai stata gestita e, da tempo,è in liquidazione per volontà politica, con la inerte complicità degli eletti di questa provincia.
Nell’ospedale del Capoluogo e negli altri rimasti, si continua a sopprimere ed accorpare reparti importanti. Rischia di chiudere anche l’ematologia. Si aspetta solo che il primario raggiunga l’età della pensione.
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