Oggi, 1 dicembre, è la Giornata mondiale contro l’AIDS. L’idea di una tale giornata risale al 1988 ed ebbe origine al summit mondiale dei ministri della sanità. Nel corso degli anni la Giornata si è sempre più diffusa permettendo sempre a più persone di essere informate.
Quest’anno per la prima volta da trent’anni a questa parte l’Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato i dati su Hiv/Aids in Italia. La stima è di circa quattromila nuove infezioni l’anno, con con 5,8 nuovi casi di positività all’Hiv l’anno ogni centomila residenti: questo fa dell’Italia un paese con un’incidenza della malattia medio-alta. Scrive la Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids):
Due sono le criticità che balzano agli occhi: le diagnosi tardive e la modalità di infezione. Entrambe legate direttamente alla qualità dell’informazione e dei servizi rivolti alle persone. Diagnosi tardiva non significa solo “non aver fatto il test”. Significa scarsa o errata percezione del rischio, e quindi mancata prevenzione, significa avere informazioni insufficienti su una patologia che può essere evitata semplicemente: con l’uso del preservativo. Ricordiamo che la stragrande maggioranza delle nuove diagnosi di Hiv, che sfiora l’80 per cento, è dovuta a rapporti sessuali, sia omo che etero (rispettivamente 33,2 e 45,6 per cento).
E continua, chiedendosi: Certo, il test è importante, ma non è prevenzione. Serve a diagnosticare l’Hiv quando l’infezione è già avvenuta! Ci chiediamo quando verrà il giorno in cui l’Italia si impegnerà a tutelare la salute dei suoi cittadini, rivolgendosi a giovani, donne, omosessuali con un linguaggio idoneo e senza pruriti. Quando la prevenzione verrà considerata per quello che è, ovvero accesso a informazioni e preservativi per tutti. Quando parlerà in maniera diretta alle popolazioni più vulnerabili invece di promuovere messaggi e azioni fumosi, per niente mirati, incompleti, paternalisti, ipocriti. Quando affronterà pubblicamente i temi discriminazione e stigma, che colpiscono le persone sieropositive e l’intera popolazione scoraggiando il ricorso a test e prevenzione. Quando, in tempi di spending review, capirà che un’infezione evitata fa risparmiare non solo sofferenze, ma anche denaro.
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