Trappola mortale d’acqua, fuoco e indifferenza


 

lamp2In una trappola mortale di fuoco e di acqua si è consumata poco prima dell’alba di oggi una delle più gravi tragedie delle migrazioni in Mediterraneo. A circa mezzo miglio marino al largo di Lampedusa è scoppiato un incendio su un’imbarcazione in difficoltà. Mentre sono tuttora in atto i soccorsi in mare, le conseguenze della sciagura si prospettano terrificanti. Sono stati finora recuperati i corpi senza vita di 94 persone, compresi una donna incinta e quattro bambini, una dei quali di apparente età di meno di tre anni. Secondo i 151 superstiti tratti in salvo, sull’imbarcazione c’erano oltre cinquecento persone. Ne risulterebbero dunque disperse più di duecentocinquanta.

 

Sembra che le fiamme si siano propagate da una coperta incendiata dai naufraghi per attirare l’attenzione di un peschereccio non distante. Ma a questa trappola la casualità concorre solo in parte. Ci sono scelte precise, nazionali e internazionali, in quella che Papa Francesco ha chiamato globalizzazione dell’indifferenza, all’origine di una strage che si ripete da almeno un ventennio, periodo in cui il Mediterraneo è diventato tomba di venticinquemila persone, contando solo le vittime accertate. «È un orrore», ha ripetuto più volte tra le lacrime il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, assistendo sul molo Favarolo all’arrivo delle barche cariche di cadaveri. Le salme sono state via via trasportate nell’hangar dell’aeroporto perché nella camera mortuaria non c’è più spazio. In un messaggio al Governo — che riferirà al più presto alle Camere, come comunicato in mattinata da Palazzo Chigi — il sindaco manifesta il suo «cordoglio per le centinaia di vite spezzate alla ricerca di un futuro migliore proclamando per domani il lutto cittadino», e aggiunge che «accanto al profondo dolore, c’è lo sgomento e la rabbia per l’atteggiamento delle istituzioni italiane e dell’Europa che continuano a considerare il fenomeno dei migranti come un’emergenza» e non come una realtà epocale da affrontare con politiche lungimiranti di accoglienza e di cooperazione internazionale. L’assenza di strutture adeguate rende difficile anche prestare cure mediche ai superstiti, come ha sottolineato Pietro Bartolo, responsabile del poliambulatorio dell’isola. In nottata, prima del tragico naufragio, altri due barconi con 463 persone erano stati soccorsi al largo di Lampedusa. «Siamo ormai dinanzi — ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano — al succedersi di vere e proprie stragi di innocenti, sino alla più sconvolgente questa mattina a Lampedusa, e non si può girare attorno alla necessità assoluta di decisioni e azioni da parte della comunità internazionale e in primo luogo dell’Unione europea». Secondo Napolitano «è indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo. Sono pertanto indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte». Prima ancora di avere notizia della nuova tragedia a Lampedusa, in un messaggio inviato al direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, in occasione della presentazione, oggi, del rapporto Italiani nel Mondo 2013, Napolitano aveva ricordato la recente vicenda di Scicli, nel ragusano, con «tredici morti vittime di criminali scafisti». Secondo Napolitano, ciò «scuote le nostre coscienze e impone a tutti di porre in essere le misure necessarie per evitare il ripetersi di queste tragedie. Il drammatico crescere di fenomeni di fuga da Paesi in guerra e da regimi oppressivi ci obbliga ad affrontare specificamente con assai maggiore sensibilità i problemi di una politica dell’asilo». Di «una notizia che fa sorgere sentimenti di tristezza e indignazione perché non possiamo continuare a contare morti come se fossimo semplicemente testimoni» ha parlato monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della commissione Cei per le migrazioni e della fondazione Migrantes. «Si parla sempre di emergenza — ha detto — ma forse dobbiamo cambiare il senso di questa parola. Questa è storia, la storia di ogni giorno, è quella storia dove vediamo volti di bambini, di donne. Non possiamo fare gli spettatori». Analoghe espressioni aveva usato poco prima Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati, annunciando che si recherà a Lampedusa. «L’aspetto più sconvolgente — aveva detto — è il fatto che assistiamo da anni a tragedie identiche, sentendoci coinvolti, pronunciando parole di sincera commozione, ma senza trovare soluzioni». Secondo Boldrini, «siamo tutti vittime consapevoli o no, di quella globalizzazione dell’indifferenza che proprio a Lampedusa Papa Francesco ha denunciato in modo sferzante». (Osservatore Romano)

 


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