Paese di furbetti… irrimediabilmente?


di Luca Mazza per www.avvenire.it
Anche in tempi di crisi si conferma la piaga più profonda del sistema economico italiano. È il vero ostacolo alla crescita, il freno principale alla riduzione del carico Irpef per i contribuenti onesti e rappresenta – per dirla con le parole del premier Monti – un danno nella percezione del Paese all’estero. Si tratta dell’evasione fiscale, un reato da sempre diffuso nella Penisola ma che nei primi sei mesi del 2012 è ulteriormente cresciuto del 14,1%. L’ultimo aggiornamento consolida la maglia nera in Europa per economia sommersa dell’Italia, dove il fenomeno ha raggiunto il 21% del Prodotto interno lordo (340 miliardi di euro all’anno). Le imposte sottratte al Fisco, tra dirette e indirette, superano i 180 miliardi all’anno. Sono cifre doppie rispetto a quelle di Paesi concorrenti come Francia e Germania. Nella graduatoria l’Italia precede Grecia (20,8%), Romania (19,1%), Bulgaria (18,7%), Slovacchia (17,2%) e Cipro (17,1%).

L’aumento dell’evasione fiscale è certificato dalla nuova indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics per l’associazione Contribuenti italiani e condotta attraverso l’elaborazione di dati delle banche centrali, degli Istituti di statistica e delle Polizie tributarie dei singoli Stati Ue.
A contribuire in maniera decisiva al primo posto in classifica dell’Italia è il Settentrione. Geograficamente il reato è diffuso soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%), dal Centro (22,2%), e Sud (19,3%). Questo andamento trova riscontri anche nei primi tre piazzamenti della graduatoria regionale sugli aumenti: Lombardia (+15,6%), Veneto (15%) e Valle d’Aosta (14,2).
Le categorie professionali in cui si nascondono i principali evasori sono gli industriali (quasi in un terzo dei casi, 32,7%), seguiti subito dietro da bancari e assicurativi (32,2%). Staccati gli altri lavoratori: commercianti (10,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).

Le aree di evasione analizzate dallo studio sono cinque: l’economia sommersa, quella criminale, l’evasione delle società di capitali, la frode fiscale delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. Le prime due sono le più consistenti. Il sommerso riguarda i cosiddetti lavoratori «in nero», ovvero l’esercito formato da 2,9 milioni di persone tra italiani e (soprattutto) extracomunitari che non versano contributi per 34,3 miliardi. La seconda, la più corposa in assoluto, è l’economia delle mafie, alimentata dalle grandi organizzazioni italiane e straniere (russe e cinesi in primis). Si stima che il giro d’affari delle cosche produca un’evasione d’imposta di 78,2 miliardi di euro all’anno. Mentre l’attività relativa alle ultime tre aree sottrae allo Stato una cifra complessiva di quasi 60 miliardi.
Il quadro allarmante fornito da Contribuenti.it giustifica l’uso di strumenti forti da parte del governo nella lotta all’evasione e si aggiunge al dato fornito una settimana fa dalla Guardia di finanza che, da gennaio a luglio, ha sequestrato 41 milioni di euro alle frontiere, in aeroporti e porti. L’incremento, rispetto ai primi sette mesi del 2011, è stato del 78%.


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