Che cos’è quello che comunemente chiamiamo calcare dell’acqua? Nient’altro se non carbonato di calcio o carbonato di magnesio, un componente assolutamente naturale di cui si arricchisce l’acqua che poi arriva mediante le tubazioni ai rubinetti delle nostre case.
Nonostante le credenze popolari, bere acqua “dura”, ovvero ricca di calcare non porta alla formazione di calcoli renali, che sono costituiti da una molecola diversa, l’ossalato di calcio. Anzi, bere acque ricche di carbonato di calcio fa bene all’apparato osseo e cardiocircolatorio. Quello che i medici raccomandano per evitare la formazione di calcoli è bere molta acqua durante tutto il corso della giornata.
Che l’acqua minerale acquistata in bottiglia sia migliore di quella di rete (nel senso di “meno dura”) non è necessariamente vero. Tutto dipende dal suo residuo fisso a 180 °C, che le fa classificare in minimamente mineralizzate (tra 20 e 50 mg/l), oligominerali (tra 50 e 500 mg/l), medio minerali (501 e 1.500 mg/l) e ricche di sali minerali (oltre i 1500 mg/l). La maggior parte delle acque di rubinetto in Italia sono oligominerali, quindi meno dure di alcune acque in bottiglia – come si può sempre individuare dall’etichetta. Caso mai, l’acqua di rete può non piacere per il gusto, ma questo è un discorso diverso rispetto a quello della durezza. La quantità di calcare può essere eventualmente diminuito con l’utilizzo di caraffe munite di filtri costituite da un misto con resine a scambio ionico e carboni attivi, che insieme lavorano su parti diverse dell’acqua e ne abbassano notevolmente la durezza.
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