Est modus in rebus indica una caratteristica essenziale nel comportamento delle persone capaci di comprendere quando sia opportuno o meno assumere un determinato atteggiamento, o compiere un’azione particolare e così via: vuol dire letteralmente che c’è una maniera di comportarsi che si differenzia appunto da circostanza a circostanza. E proprio il significato di quest’ultima parola ci dà un’ulteriore indicazione: circum stans ciò che ci sta attorno.
Più volte, al Liceo, mi sono permesso di richiamare l’attenzione dei ragazzi sul modo di vestire che non deve essere imposto da un regolamento ma deve trovare esplicite ed implicite condivisioni. Non si va a scuola come se si andasse in discoteca o sulla spiaggia: ho spesso usato il tono scherzoso… “ma tua madre non t’ha vista stamattina?”
Penso però che il cattivo gusto, mascherato dalla moda imperante, abbia travolto tutto. Non ho mai guardato con simpatia al posto di guardia davanti alle chiese, dotato di impermeabilini o di mantelle d’emergenza ma, domenica scorsa, ho partecipato alla cerimonia per l’amministrazione del sacramento della Cresima in S. Giovanni a Ceccano: altro che spiaggia…
Possibile non ci si renda conto della diversità degli ambienti e delle circostanze e che ci si debba rifugiare sempre sotto il dito del “fanno tutti così”? Che debba cambiare idea sui posti di guardia?
Est modus in rebus, sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum
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