Con la celebrazione austera del mercoledì delle ceneri inizia il tempo di Quaresima, tempo che ci prepara alla celebrazione della Pasqua e, dunque, occasione favorevole per un maggiore impegno di conversione. Ma quali sono le caratteristiche di questo tempo liturgico? Come ci si prepara a fare Pasqua? E perché proprio quaranta giorni?
Da sempre la Chiesa si è preparata a celebrazioni importanti e solenni dell’anno liturgico attraverso il digiuno: una mortificazione corporale per nutrire e curare maggiormente lo spirito, per fare spazio a Dio e alla sua opera. E anche la Quaresima affonda le proprie radici in questa pratica ascetica: originariamente essa constava di un periodo più o meno lungo (la durata è stata variabile lungo i secoli), di preparazione al digiuno pre-pasquale del venerdì e sabato santo (sempre osservato).
Un digiuno di quaranta giorni è attestato in Egitto già a partire dal IV secolo. Si cominciava a digiunare dal 7 gennaio, giorno immediatamente successivo alla festa del Battesimo di Gesù (6 gennaio). La chiesa di Alessandria intendeva così rivivere e celebrare il digiuno del Signore Gesù nel deserto dopo il battesimo al Giordano. Ma presto quest’astinenza di quaranta giorni venne connessa alla Pasqua e si costituì come allenamento spirituale e corporale alla celebrazione più importante dell’anno liturgico. Uno dei canoni del Concilio di Nicea (325) parla della Quadragesima paschae come di una pratica abituale e nota a tutti.
Perché quaranta giorni?
È chiaro dunque il richiamo ai quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto. Del resto, fin dai primi secoli, la pagina evangelica da proclamarsi nella prima domenica di Quaresima è costituita dal racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto. Ma il simbolismo del numero quaranta è assai più denso e la concordanza fra cifra ed eventi storico-salvifici ad essa connessi ha notevolmente influito sulla formazione della Quaresima.
La Scrittura, infatti, associa il numero quaranta a periodi di attesa, di umiliazione, di sforzo, di penitenza e di lotta, al cui termine vi è sempre l’incontro, il premio, il dono, la vittoria. Basti pensare ai quaranta giorni e alle quaranta notti trascorse da Mosè sul Sinai (Es 34,28; Dt 9,11), ai quarant’anni d’Israele nel deserto (Dt 2,7; Es 16,35; Am 2,10; Nm 14,33), ai quaranta giorni di peregrinazione di Elia verso l’Oreb (1Re 19,8), ai giorni di penitenza dei Niniviti (Gio 3,4-5) e infine, nella pienezza del tempo, ai quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore Gesù nel deserto tra tentazioni e preghiera (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 1,2).
Un numero chiaramente simbolico il quaranta, ricco di significati e carico di rimandi biblici, scelto dai cristiani per misurare un percorso spirituale, un itinerario di fede e conversione che conduce ad un passaggio, ad una rinascita, a fare Pasqua.
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