Lunedi 6 febbraio 2012, insieme al Presidente del Conservatorio, dott Tarcisio Tarquini, all’Assessore alla manutenzione del Comune di Frosinone, Arch Sergio Paris, all’ Arch Giovanni Fontana, sono entrato in Conservatorio per verificare la situazione del chiostro e dell’Istituto in generale.

I sentimenti, molteplici e contrastanti, mi hanno enormemente turbato e la mente è andata ai tanti cari ricordi connessi con questa struttura: ho “inventato” i Concerti nel Chiostro (sinteticamente INCHIOSTRO) nei quali, grazie alla vicinanza delle Istituzioni Comune e Provincia, abbiamo realizzato tante iniziative, addobbando di fiori un palco; posizionando sedie e rendendo utili le gradinate. Abbiamo ascoltato tantissimi giovani (ancora sconosciuti ai più ma per noi del Conservatorio preziosi e ben noti) che si stanno affacciando al mondo della musica. Abbiamo accolto la richiesta di studenti per poter salutare come si deve il Professor Orlando che andava in pensione: un concerto di tutti i suoi allievi e aggiunti. E ancora Danilo Rea e l’Orchestra di fiati e la Big band Jazz e la rinata Orchestra Sinfonica del Conservatorio e ancora la gradinata piena di studenti per il concerto di chiusura con il coro e l’orchestra giovanile. Ho ripensato a quando ero studente io; allora eravamo in viale Roma (l’alberata) e avevamo la nostra “ribalta” presso l’Auditorium Edera- dalla sede di allora del Conservatorio, per noi, il grattacielo non era l’edificio più alto di Frosinone ma il custode del nostro “luogo elettivo”.
In quel luogo abbiamo sperimentato le doti pianistiche, compositive, direttoriali, abbiamo suonato per Goffredo Petrassi e abbiamo commemorato Igor Stravinsky; e quando eravamo a casa a studiare (mediamente 6/ 7 ore al giorno) pensavamo: cosa starà accadendo ora in Conservatorio? Quale evento mi starò perdendo? E ancora chi dei miei colleghi di studio (Pietro? O Luigi? O Domenico?) starà per suonare? Cioè, insomma, ci siamo sempre “riconosciuti” intorno al luogo del Conservatorio quale elemento aggregante.
Di fronte allo scempio visto lunedi e dopo la pubblicazione delle foto su face book ho notato i commenti dei nostri studenti che, tra l’indignazione e l’incredulità, mostrano un crescente “attaccamento” all’Istituzione di cui io ne sono orgogliosamente il Direttore. E ho fatto alcune riflessioni che vi comunico. In questi giorni si sente parlare di “competenze” oppure “se spetta a me” e altre amenità: dove sono le Istituzioni? Bè la mia considerazione è che le Istituzioni non sono dei luoghi a parte da noi né sono delle persone lontane da noi: le ISTITUZIONI SIAMO NOI.
Più precisamente le Istituzioni sono tali quando il lavoro di tanti uomini e tante donne va nella stessa direzione, quando cioè l’obiettivo finale è condiviso autenticamente da tutti coloro che ci lavorano. Presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone questo c’è ma forse questo disastro che è accaduto ci impone di riguadagnare uno spirito antico, forte, come la gente di Ciociaria, e di condividere gli obiettivi e di raddoppiare l’impegno. Direttore e Presidente, con l’ausilio degli organi di governo, hanno sempre pensato a guardare in avanti per offrire importanti occasioni agli studenti del Conservatorio: creare uno studio di registrazione per ottenere il triennio di tecnico di sala di registrazione; dopo tre anni di riunioni, gare di appalto e altro, i lavori per la trasformazione della palestra in auditorium sono partiti: bisognava dotare la struttura del suo “luogo elettivo”;abbiamo messo in bilancio molte borse di studio per gli studenti meritevoli che si adoperino per le attività didattiche o partecipino all’orchestra sinfonica; abbiamo inventato il Working with music per inserire i nostri giovani musicisti nel mondo del lavoro europeo.
Ebbene evidentemente questi sforzi cominciano ad essere sentiti dagli studenti e da tanti come un segno di appartenenza: una studentessa -“il chiostro dove ho debuttato!!!”- uno studente-“il chiostro del mio Conservatorio”- uno spettatore-“qui ci ho sentito Danilo Rea!!” Un decina di giorni fa ho ascoltato, insieme ai colleghi di commissione, tante nuove promesse del concertismo che il Conservatorio coordina in vari concerti presso il policlinico Gemelli in Roma e nei concerti sul territorio: piccoli violinisti e giovanissime violoncelliste di 11 e 12 anni mi hanno “vedere il futuro” ; e i meno giovani jazzisti hanno trovato un luogo istituzionale per testare le proprie attitudini, scoprendo che i confini tra i generi non sono barriere di casta. Bene ribadisco : le Istituzioni siamo noi e più precisamente le Istituzioni sono tali quando il lavoro di tanti uomini e tante donne va nella stessa direzione, quando cioè l’obiettivo finale è condiviso autenticamente da tutti coloro che ci lavorano.
La risposta degli studenti mi ha ridato fiducia e forza. E’ un segnale importante. Attendono da noi, attendono dall’Istituzione di farne parte e di ripartire. Non è il momento delle recriminazioni né delle arrabbiature né delle supposizioni: ai genitori degli studenti dico di starci vicino; agli studenti di darci forza e stimolo; ai colleghi docenti di rimboccarsi le maniche per adattarsi a nuovi e straordinari schemi didattici per sopperire all’emergenza; al personale tutto dell’istituto di essere disponibili a venire incontro ai bisogni di tutti: lavoriamo come una grande squadra e insieme riguadagneremo non solo il Chiostro (dedicato a Cesare Croci, il Direttore del Conservatorio del dopo Daniele Paris) ma la dignità e l’autorevolezza di veri operatori culturali cui guardano i nostri studenti come punti di riferimento.
Antonio D’Antò, Direttore del Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone
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