SOS famiglia in crisi!


Il processo di impoverimento dei nuclei continua a ritmi alti. In tanti, anche del cosiddetto “ceto medio”, dichiarano di non poter far fronte ad una spesa improvvisa.

Fare presto: è questa la parola d’ordine che arriva dalle famiglie italiane, che vivono con grande preoccupazione le difficoltà economiche attuali e guardano ancora con pessimismo al futuro. Un’indagine della Confesercenti-Ipso ci dice che da giugno ad oggi è balzata dal 57% al 71% la quota di italiani assolutamente convinta che il peggio non sia passato.

La “debolezza economica” del Paese è divenuta “paura” delle famiglie. Per molte di loro, può bastare una spesa imprevista o un calo del reddito familiare anche minimo a trasformare una situazione di dignitosa sopravvivenza nel più nero dei baratri. L’allarme emerge da uno studio del Forum Ania-Consumatori in collaborazione con l’Università di Milano su un campione di 3.202 capi famiglia, che hanno dichiarato che riuscirebbero ad affrontare spese impreviste solo con grandi difficoltà.
Il quadro appare davvero disperato se si pensa che la quasi totalità del campione intervistato stenta già ora ad arrivare a fine mese. Le percentuali parlano chiaro: il 94% dei nuclei familiari potrebbe essere in difficoltà di fronte a shock economici come la perdita improvvisa del posto di lavoro, infortuni o malattie. Il 70% riuscirebbe a far fronte a grosse uscite impreviste solo con difficoltà. Il 15% dei nuclei familiari già oggi si trova ogni mese ad intaccare i propri risparmi per sopravvivere e il 6,1% è costretto a chiedere aiuti e prestiti.
In particolare nella città di Milano nel 2010, secondo un’indagine della Camera di Commercio, il 20% delle famiglie milanesi non era in grado di affrontare da sola una spesa imprevista anche di soli 1000 euro, e il 16% ha passato comunque momenti di difficoltà, superati solo chiedendo aiuto: ai genitori, nel 54,4% dei casi, di altri parenti o amici, il 23,8%, dei figli, il 22,2%, oppure dei suoceri nel 7,8% dei casi.
Una situazione quella delle famiglie milanesi, che rispecchia integralmente il quadro globale delle famiglie italiane in generale. E tra gli elementi che peggiorerebbero la debolezza economica delle famiglie si possono annoverare: lo stato di separato o divorziato, l’essere donna e il risiedere al Sud. Al contrario, la fragilità diminuisce all’aumentare del livello di istruzione, se si è in possesso di lavori a tempo indeterminato e se si ha la fortuna di avere la proprietà della casa in cui si risiede.
Nel commentare i dati dello studio, il presidente del Censis (il Centro Studi Investimenti Sociali), Giuseppe De Rita, afferma: «È ormai chiaro che in Italia è arrivata la povertà in un soggetto come la famiglia che fino a quattro-cinque anni fa era il presidio della nostra ricchezza. Non c’è più quella calma relativa di un tempo perché comunque un po’ di grasso in casa c’era sempre. Oggi in casa – continua De Rita – c’è l’angoscia di tornare indietro, di perdere l’agiatezza conquistata negli anni ’70-’80. Insomma, eravamo poveri, siamo diventati ceto medio e poi agiati. Oggi, invece, ormai tutti, e se non noi i nostri figli, dovremo scendere di qualche gradino, se non di qualche piano. E questa convinzione porta ad assumere scelte irrazionali come l’assenza di misure di prevenzione. Ci sentiamo fragili non soltanto per lo spread e per il rating, ma anche perché non ci sentiamo più padroni di noi stessi. La famiglia, che è sempre stato il presidio della nostra ricchezza, è diventata vulnerabile come è vulnerabile il bilancio dello Stato».
E non è tutto. A pagare il prezzo più alto sono bambini e adolescenti, le cui condizioni di vita in Italia peggiorano sempre di più. Negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con un minore è aumentata dell’1,8%, e del 5,7% quella di chi ha 2 o più figli. Sono 1.876.000 i minori che vivono in povertà relativa e 653 mila in povertà assoluta. Si allarga inoltre la forbice tra Sud e Centro-Nord, ma anche nel Nord-Est ben il 7% delle famiglie con minori non riesce a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni.
A fornire queste cifre drammatiche è l’Atlante dell’Infanzia, diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell’Infanzia che si è celebrato ieri, 20 novembre.
Oltre 150 pagine e 80 mappe che restituiscono moltissime informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro Paese. Quello «fotografato» dall’Atlante di Save the Children è un pianeta infanzia che in un’Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province «verdi» italiane, quelle cioè in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. L’Atlante analizza l’impatto della crisi economica sui bambini e sugli adolescenti. Ad esempio i servizi per l’infanzia (asili nido in testa) sono disponibili «a macchia di leopardo», con differenze notevoli da regione a regione. In cima alla classifica della dispersione scolastica il Sud con la Sicilia (26%), seguita dalla Sardegna (23.9%) e da Puglia e Campania (23%), ma anche il Nord con la provincia di Bolzano (22,5%) e la Valle d’Aosta (21,2%).
D’altro canto se molte famiglie dichiarano di riuscire a stento ad arrivare a fine mese, risulta davvero impensabile poter attuare misure di prevenzione che possano garantire dei risparmi da utilizzare in caso di necessità, visto che la necessità è ai giorni nostri nel quotidiano

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