Madre Teresa di Calcutta diceva che: “L’amore comincia a casa, e per questo è importante pregare insieme. Se pregate insieme, starete insieme e vi amerete come Dio ama ciascuno di voi”.
Nel momento in cui, infatti, la preghiera non è più il fondamento della vita familiare può accadere di tutto.
Oggi, la vita condotta da alcune famiglie, purtroppo, diventa sempre più complicata; essa – sostenuta da ritmi incalzanti – costringe il nucleo familiare a raggiungere frettolosamente alcuni obiettivi considerati importanti (carriera, denaro, successo ecc.) e a trascurarne “altri”.
I figli, poi, soffocati da mille inquietitudini sono schiavi di una libertà sempre più al servizio del mondo, e nel momento in cui essi avrebbero più bisogno di essere guidati, la famiglia è ormai completamente orientata verso altri beni!
Paradossalmente, talvolta siamo disposti a lavorare e a vendere l’anima per mille altre (spesso inutili) prospettive, piuttosto che offrire un pò di tempo per costruire rapporti stabili e duraturi.
“Se potessimo renderci conto del prezzo delle ore che viviamo! La nostra libertà di scelta è preziosa e tutto è possibile a colui che crede, tutto. La minima nostra preghiera ha un valore inestimabile” (J. Fesch).
Giovanni Paolo II invitava tutti i credenti a pregare nelle famiglie e per le famiglie: “Molti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino” (Rosarium Virginis Mariae, 41).
Porre Gesù al centro della vita familiare – non come immagine devozionale ma come una presenza vera – vuol dire permettergli di entrare nella dinamica dei nostri rapporti.
La Chiesa c’invita anche a riscoprire nella famiglia i segni della comunione trinitaria: “La famiglia cristiana è una comunione di persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2205).
Ma questa rimarrà solo un’elegante ipotesi familiare se non iniziamo ad entrare in “relazione” (termine che la teologia utilizza per descrivere il rapporto fra le persone della Trinità) gli uni con gli altri, consapevoli dei propri limiti e disposti a lavorare per trinitarizzare qualsiasi tipo di legame: coniugale, familiare, sociale. Questo è il progetto che il buon Dio ha voluto consegnare all’uomo perché lo realizzasse nella propria vita, e per molti di noi i lavori sono ancora in corso!!!
Michelangelo Nasca
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