Lo afferma don Luciano Meddi a proposito del Comunicato finale della 63a assemblea generale dei vescovi.
Qui il testo completo del Comunicato
Comunicato finale 63 Assemblea Generale
1. sembra esserci un centro teologico da cui partire per comprendere la missione della chiesa Italiana in questo periodo. La situazione religiosa è letta come tempo di “secolarizzazione costituisce la condizione normale per ciascuno” e tale situazione nasce storicamente dal “venire meno la fiducia che la singolarità di Cristo conferisca unità e senso a tutto ciò che è umano…Questa frattura ha aperto la strada alla privatizzazione della fede e alla costruzione di alternative culturali all’universalismo cristiano, sfociate nelle ideologie del Novecento” occorre quindi una pastorale missionaria “ che individua nel Cristo il principio che ridona respira a tutto l’umano” (n. 1)
2. più esattamente una rinnovata pastorale cristo-centrata viene definita come “necessità di contestualizzare l’opera educativa della Chiesa nel panorama culturale, consapevoli del fatto che è questo il momento per indicare strade che introducano e accompagnino all’incontro con Cristo” (n. 2)
3. Non mancano “nelle nostre comunità sperimentazioni stimolanti e buone prassi, soprattutto nell’ambito dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi: un primo obiettivo operativo sarà quello di una mappatura delle esperienze, che ne consenta una conoscenza più diffusa in vista del discernimento.” (n. 2)
4. “Accanto alla famiglia, rimane fondamentale il ruolo della parrocchia. Associazioni laicali, gruppi e movimenti vanno a loro volta valorizzati, verificandone con puntualità esperienze e proposte educative” (n. 2)
5. la lettura sociale dei Vescovi ha condiviso “la preoccupazione per la situazione di precariato lavorativo…l’impegno a investire energie per formare una nuova generazione di amministratori e di politici appassionata al bene comune” mentre si riconosce che gli abusi sessuali dei ministri ordinati sono “causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra incondizionata solidarietà”. Inoltre i “Vescovi hanno chiesto con fermezza che le armi cedano il posto alla diplomazia” per la soluzione dei fatti del nord-africa (n. 3)
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